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lunedì 28 dicembre 2009

Dall'Anfiteatro di Amiterno a Monte Rua BIS per Colle Rubino fino alla Rocca di San Marco


Riprendiamo il discorso su Monte Rua. Il sentiero fatto oggi inizia sempre dal punto indicato sulla carta, ma invece di seguire la traccia dell'altro ieri decidiamo di intraprendere una mulattiera che dritta dritta porta su Colle Rubino (887 m), questo anche per evitare le continue pozze di fango dell'altro percorso.
Da lì arrivare su Monte Rua (1235 m) è un attimo. Abbiamo rivalutato la piccola cima, che nell'ultimo tratto impetta notevolmente. E poi la vista merita: è molto panoramico, sia sull'Aquila che sul Pizzolano. Per salire abbiamo impiegato scarsa un'ora e un quarto. Decidiamo di scendere da un altro versante in modo da raggiungere i ruderi della Rocca di San Marco.
Qui comincia l'avventura. Ci andiamo letteralmente ad infrattare in un bosco fitto, ma così fitto che quello dell'altro ieri non era niente a confronto.
Quasi desideravo una motosega. Ci siamo impegnate abbastanza a scendere per il Vallone di Sant'Angelo: oltre a alberi, arbusti, zeppi, frasche, rovi e spini c'era a sorpresa anche il filo di ferro.Riuscivamo bene o male ad orientarci con l'idea di scendere a valle, perchè il paese di San Marco era proprio lì, sotto di noi. Piombiamo giusto giusto in un pollaio, dove un allevatore ci scambia per membri della Protezione Civile (?!!) è lui ad indicarci il sentiero per i ruderi della Rocca (760 m). Finalmente.
Non poteva mancare il video girato su Monte Rua. Non è facile fare delle riprese fatte per bene in montagna... anche riadattando uno dei bastoncini come treppiede la condizione è sempre instabile. Devo raffinarmi.

sabato 26 dicembre 2009

Dall'Anfiteatro di Amiterno a Monte Rua


Oggi abbiamo ripiegato su di un sentiero semplice reso però difficile da noi. Di solito quando propongo Monte Rua quasi mi sputano addosso, perchè in sé per sé non ha nulla di esaltante, ma: la neve s'è squagliata tutta (e siamo tutti depressi perchè non si può andare a sciare), il tempo è una schifezza perchè può piovere da un momento all'altro, e il cenone di Natale è ancora in fase di digestione. Quindi tutti d'accordo.
Volevo tanto andarci perchè, assieme a Monte Calvo, lo vedo bene dalla finestra della mia camera da letto.
Lasciata l'auto nel piccolo parcheggio dell'anfiteatro (670 m) siamo salite a piedi in direzione di Pozza. Dal centro del piccolo paese, superata la chiesa, comincia il sentiero segnato sulla carta.
Tutto il percorso era una pozza di fango continua. L'impegno non era tanto nella salita, ma nell'attenzione a non scivolare.
Non essendoci segni, continuiamo sempre sulla carrareccia. Superato un rifugio (906 m) continuiamo a percorrerla, giungendo su di una piccola altura che scopriva, ruotando da sinistra verso destra, i paesi di Basanello, Teora, Colli, Barete, Pizzoli, Marruci e Arischia. Il nostro errore è stato quello di prendere di petto la montagna nel momento sbagliato.
E infatti, salito un bel pezzo, abbastanza ripido, a poco dalla piccola vetta (1235 m), il nostro passaggio è stato bloccato da un bosco fittissimo che non ci permetteva di penetrare in alcun modo. E pensare che da sotto mica sembrava così, anzi. Decidiamo di scendere giù, tornare indietro, per poi risalire nel punto indicato dalla carta, in modo da non sbagliare di nuovo, sottovalutando il sentiero. Attraversiamo un altro bosco, bellissimo, di castagni, detto appunto Castagnola. C'erano alcune piante plurisecolari in quel silenzio, e i frutti ancora a terra. E' strano il bosco di fine dicembre. I colori carichi dell'autunno sono ormai sbiaditi, quello che ne rimane è una vibrazione afona che aspetta di smorzarsi con la neve. Giunte nei pressi del rifugio decidiamo, però, di tornare a casa e di rinunciare alla cima. La colpa è sempre la sua: della pioggia.