giovedì 17 giugno 2010

Anello da Padula al Rifugio della Fiumata, alle Sorgenti del Tordino, al Fosso della Cavata


Quella di oggi è stata davvero una giornata intensa, molto bella, dove ho avuto la possibilità di confrontarmi con alcune capacità che si esternano solo se esasperate un pochino. Il giro è stato proposto da Luigino, un nuovo amico armato di esperienza e gps! Partiti da piccolo paesino di Padula (970 m) abbiamo intrapreso un sentiero che risale il Fosso degli Usteti, un tragitto che fa da scorciatoia ad un tratto di carrareccia (poi ripresa) che conduce alla località della Fronte. La bellezza del percorso si è scoperta fin dall’inizio, con la deviazione alla Cascata del Posaturo (1015 m). Èun microcosmo fatto di acqua e sottobosco, di enormi felci e pietre levigate come palle di cannone. Quanto adoro il rumore dello scorrere dell’acqua! Arrivati nei pressi di uno slargo nel sottobosco abbiamo attraversato un piccolo ponte con un esplicito divieto d’accesso in caso di straripamento del fiume. Non avendo un’idea precisa del percorso fatto ho segnato la carta con dei cerchietti rossi, indicando così i luoghi certi del nostro passaggio (la carta si ingrandisce se ci si clicca sopra). Il percorso che sale per Cesa Lunga e la Macchia della Fiumata è davvero una bella impettata, però la maggiore difficoltà l’ho trovata soprattutto nella fortissima umidità che ci era piombata addosso fin da subito (altro che sauna!). Tuttavia lungo il percorso cisiamo rinfrescati più volte lungo gli affacci che ridavano su alcuni salti del fiume (una di queste deviazioni è nei pressi del Rifugio Enel del Tordino (1385 m). Ripreso il sentiero, la tappa successiva, indicata dai segnali del posto, vede i resti della Teleferica della Fiumata (1535 m). Ormai quello che ne rimane sono solo dei vecchi ferri abbandonati, lasciati mangiare dal tempo e dalla ruggine. Usciti dal bosco la nostra vista si è aperta su un’enorme distesa verde incastonata tra le montagne, rigatadalle sorgenti e contrastata dal cielo: davvero un bellissimo spettacolo! Lì ci sono distese infinite (ma veramente infinite) di olaci (tenuti in buona compagnia dalle ortiche). Raggiunto il Rifugio della Fiumata (tenuto molto bene e al cui interno abbiamo trovato addirittura un caffè già zuccherato ad accoglierci!), abbiamo proseguito oltre, salendo il più possibile verso le Sorgenti del Fiume Tordino. L’acqua che sgorga da lì è ancora più bella, scorre sotto gli ultimi blocchi di neve e si lancia nei vari salti che incontra. È freddissima. Dopo una piccola pausa abbiamo ripreso il nostro cammino, con l’intenzione di fare un percorso ad anello per attraversare tutte le cascate della zona, fino alla più bella di tutte, quella del Fosso della Cavata. Di tutto questo lungo tratto di strada, la cosa che mi è rimasta più impressa sono stati i fitti prati di cardi e di ortiche, davvero delle distese notevoli, spesso anche più alte di un metro (per sopportarle bisognava fare appello alla propria forza interiore!). Sotto la cascata, il lettodel fiume si interrompeva in un lungo salto sopra il Bosco di Langammella. Per tornare verso Padula abbiamo individuato l’inizio del Sentiero Italia (fresco fresco di vernice), e ci siamo affidati a lui per riscendere, fiduciosi del recente ripristino segnaletico (anche perché sotto quel bosco il gps non prendeva affatto!!). Di norma la giusta segnaletica di un percorso fa fronte alla visibilità da un punto all’altro, soprattutto in un bosco grande come quello, con poca traccia segnata a terra, fitto di piante altissime, senza campo satellitare e tantomeno telefonico. Io davvero non riuscivo a capire con quale criterio l’avevano segnato: non solo i segnali non erano visibili, ma dovevi proprio andarli a cercare, sparivano per lunghi tratti, e addirittura depistavano! Forse chi l’ha segnato ama giocare a nascondino... oppure crede che chi percorre quei boschi è investito dalla dote sovrannaturale della veggenza... davvero non lo so, credo invece che dovrebbe mettersi una mano sul cuore, farsi un esame di coscienza e vergognarsi, perché a causa della sua mancanza mette in serio rischio chi si trova a passare da quelle parti. I punti poi dove si ritrova la segnaletica del Sentiero Italia sono pieni anche di altri segnali (non si contano le volte che abbiamo risalito e ridisceso gli stessi percorsi, attraversato gli stessi guadi e gli stessi prati di felci e ortiche (stavolta però alte un metro e mezzo). Alla fine stanchi e stressati dalla situazione (da un giro che doveva essere di 7 ore ne abbiamo impiegate circa 9 e mezza) siamo riusciti a venirne via, scendendo e tenendoci sulla sinistra del fiume come ce lo permetteva il terreno, tendenzialmente ripido e pieno di salti. Più che un’escursione l’ultimo tratto sembrava una prova di sopravvivenza, e non ci scherzo sopra questa cosa. Non si può segnare così male un percorso del genere (magari solo per appropriarsi indebitamente dei fondi messi a disposizione), è una cosa molto grave perché mette in serio rischio la gente che passa di lì. Non oso immaginare come può diventare quel bosco con il buio. Per fortuna comunque che è andato tutto bene, e di questa giornata voglio ricordarmi solo la bellezza del Tordino, della costa del Gorzano, delle magnifiche cascate (e anche dell’ortica!!).

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