domenica 7 gennaio 2018

Il Castello di Pagliara e il cunicolo segreto della Castellana

Colle Petruccio si impreziosiva della bellezza delle betulle, che con le loro cortecce chiare contrastavano con l’adombrato versante Nord delMonte Camicia sullo sfondo. Da lì tutto il filo di cresta si modulava in saliscendi con uno straordinario affaccio panoramico fino al castello diPagliara, ormai diruto, dove giaceva soltanto una piccola chiesa puntellata e inagibile. Quelle antiche mura erano i resti di un anticocastello del IX secolo, forse appartenente ai Conti di Pagliara o di Collepietro, nobile famiglia di illustri rappresentanti che per cinquesecoli dominò su gran parte della Valle Siciliana. Cercavamo il cunicolo segreto della Castellana, dove alcune testimonianze scritte narravanodell’esistenza di un budello che fungeva da via di fuga naturale nel bosco in caso di assedio al castello. Erano passati molti secoli da allorae l’unico accesso al sottosuolo era una cavità terrosa e instabile, troppo pericolosa da indagare. Sotto la chiesa un ipogeo artificiale fungeva daricovero, purtroppo quelle mura erano destinate ad ulteriori rovina e abbandono, e ciò che doveva essere preservato dall’uomo permantenerne la storia era solo contemplato dall’immensa bellezza della natura.

sabato 6 gennaio 2018

La Giostra sopra la Valle di Amplero

La Piana di Amplero conteneva un bacino di nebbia che gradualmente scopriva la sua parte bassa, mostrando il pascolo lento dei cavalli e ildisegno articolato di un rivolo in fuga verso l’inghiottitoio. A monte di un piccolo colle il bosco custodiva i resti della “Giostra”, una zona diculto racchiusa da una cinta fortificata, dove una cisterna, un edificio rettangolare, un santuario ed un deposito votivo erano il cuore diquell’area sacra al popolo dei Marsi. Negli anni ’70 e ’80 una campagna di scavi portò alla luce molti reperti e oggetti votivi, interrati non solosul colle ma anche nel resto del circondario: vi erano moltissime tombe, numerose lapidi e stele, un bellissimo letto d’osso e le famose“gambe del diavolo”, elementi tuttora custoditi al Museo Archeologico Nazionale di Chieti. Benché non vi fossero più quei reperti, ma solobasamenti di mura anonime e sassi dismessi, quell’area continuava a mantenere il suo fascino sacrale, forse suggerito dalla suggestione del vagare di anime dell'antico popolo dei guerrieri marsi.

domenica 31 dicembre 2017

Il sentiero della Valle Remuzza tra Stiffe e Fonteavignone

Da Fonteavignone a Stiffe un antico sentiero attraversava la Valle Remuzza, dove ormai da anni non si praticava più il bosco ceduo.Moltissimi muri a secco ne stabilivano i terrazzamenti, delimitando piani e sentieri, impreziositi da enormi maceroni, probabili tholos, diepoche remote. La neve dava un senso di ordire al fitto degli arbusti, dai piani immacolati sbucavano i rami dei prugnoli in riposo e il rossovivido delle bacche di rosa canina. Fuori sentiero la neve mostrava anche il recente ricordo dei passaggi di digitigradi e ungulati, quellezone così poco frequentate avevano il grande fascino della natura incontaminata.
[…] Il territorio stiffano è diviso in due dalla vàllë rëmùzza, lungo la quale sale la mulattiera che conduce a Fonteavignone. Il toponimo èun composto di valle e di un secondo termine che può essere interpretato come derivato di mozzà 'mozzare, tagliare', con prefissointensivo re-. Il senso della designazione è, dunque, 'valle tagliata e ritagliata', con riferimento al ceduo, cioè al taglio periodico deglialberi del bosco di Faggeto. […] Citazione tratta da http://asciatopo.xoom.it/ sito di Antonio Sciarretta, dove sono presenti moltissime altre informazioni sul territorio.

sabato 30 dicembre 2017

Le chiese montane di Sant'Eugenia e di San Giovanni a Sud dell'Altopiano di Navelli

La Chiesetta di Santa Eugenia conservava integre le sue antiche mura, con l’abside e la facciata d’ingresso. Al centro un magnificoarco divideva l’ambiente in due parti, ma con la vana funzione di sostenere un tetto inesistente. Sorgeva solitaria sul valico di una stradadi montagna che dall’altopiano di Navelli saliva sui modesti rilievi di Monte Offermo, divisorio con la Valle Subequana. Alcuni affreschierano ancora visibili nell’abside, nonostante il tempo e l’incuria, e con piccoli resti ne impreziosivano la parte più sacra con colori accesi. Labellezza di quei posti tutt’intorno portava ancora il segno degli incendi, nonostante la neve che ne addolciva le sembianze. La vegetazioneincolta dei rovi e delle roverelle contrastava con l’ordine dei campi arati, e sul limite di uno di questi sorgevano i ruderi dell’antica Chiesadi San Giovanni. Articolata su due livelli, anch’essa senza tetto, manteneva in piedi fragilmente le sue mura, gli alberi vi avevano daanni preso dimora all’interno, e tutto era destinato al più totale abbandono. Una scritta a matita di quarant’anni replicava sull’intonacodell’ingresso “quando che si entra qui si deve levare il berretto e sennò ci sono le punizioni”, ribadendo il valore di quell’area sacra.
Su entrambe le chiese di Sant’Eugenia e di San Giovanni, limitrofe a Navelli, non sono riuscita a trovare informazioni storiche, pregochiunque ne abbia gentilmente di fornirne. 

domenica 17 dicembre 2017

Tra la notte e la neve, lungo i sentieri da Monte Pettino alla Madonna Fore

Il Fosso della Murata custodiva le misteriose mura megalitiche, che ritrovavo facilmente a distanza di anni nonostante il fitto groviglio dellavegetazione. Quelle gigantesche mura si componevano di massi possenti e squadrati, dove le geometrie combaciavanoperfettamente lasciando tra loro solo sottilissime fughe. La datazione di oltre tremila anni rendeva l’ambiente ancora più suggestivo. La via perla montagna saliva passando per la Fonte del Salice, che nella parte alta, lungo il sentiero, svelava la regale presenza delle betulle. Ilcandore del loro legno si amplificava con la presenza della neve che rivestiva tutta la parte alta della montagna, e rischiarava le ombre dellasera. Tra Croce Cozza e Monte Pettino ammiravamo la bellezza del tramonto, che tra la neve e le nubi evidenziava di rosso solo le pendicidi Monte Calvo. Seguivamo tutto il sentiero di cresta della montagna, accompagnati dalla neve che scendeva sempre più fitta, mentre sotto dinoi si accendevano mano a mano tutte le luci della città dell’Aquila. La notte e il bosco ci accoglievano lungo i sentirei della Madonna Fore.