domenica 9 gennaio 2022

Il Convento di San Leonardo presso Casale d'Ascenso, tra Scoppito e Santi

Ad ovest di Monte Soffiavento vi erano i ruderi di Casale d’Ascenso. La località denominata semplicemente Forca in relazionealla conformazione del territorio, si apriva agli occhi come un piccolo pianoro, valico di congiunzione tra il territorio di Scoppitoe il piccolo paese di Santi. Anticamente, proprio in prossimità di questo valico, veniva segnalata la presenza dell’antico Conventodi San Leonardo, ormai inesistente anche nei resti. Alcune ipotesi lo localizzavano proprio in prossimità dei ruderi di Casale d’Ascenso,con la supposizione di un riutilizzo ad uso della pastorizia dell’antico cenobio diruto. Non vi erano fonti certe a darne testimonianza,soltanto il toponimo indicato sulla cartografia IGM in relazione alla sottostante meridionale Valle di San Leonardo, detta localmente fùssue sandoronàrdu. Da questa prossimità conoscevo un nuovo tratto di sentiero che raggiungeva Forca Porcini, l’aria fredda siaccompagnava alla neve che lentamente scendeva tra gli alberi e chiudeva le visuali.
Molte informazioni sul territorio si trovano su questo interessante sito: http://www.asciatopo.altervista.org/scoppito.html 

giovedì 6 gennaio 2022

Borgo Universo ad Aielli

A Borgo Universo si respirava l’aria del dialogo tra microcosmo e macrocosmo, miriadi di colori si addossavano sui muri comevestiti preziosi, in un gioco equilibrato tra il vecchio e il contemporaneo. Mi piacevano moltissimo le creazioni dei tantiartisti giunti da diverse parti del monto a rendere la propria opera in quel luogo, dimostrando che per fare arte non è necessario vivere inuna grande città. La Torre delle Stelle dominava sul paese e ammirava la Piana del Fucino, lì dentro un osservatorio astronomicoindagava l’universo e il sole, la stella più bella, la luce pura che attraverso i suoi spettri da sempre vibrava i colori. Seguivamocon interesse il filo conduttore delle immagini, richiami sottili sull’indagine dell’esistenza.
Le info sul luogo sono sul sito ufficiale: https://borgouniverso.com/

sabato 1 gennaio 2022

Il fiore della vita a San Liberatore a Majella e le tombe rupestri di Serramonacesca

L’Abbazia di San Liberatore a Majella sorgeva su un luogo sacro, erano molti gli indizi che lo lasciavano supporre. In quell’antica terramonasteriale vi era il culto delle acque, la suggestione del contatto diretto tra uomo e natura, antiche testimonianze velate dalla storia chegiungevano solo in parte fino a noi, ma che nonostante questo non perdevano il fascino intrinseco del loro valore. Oltre al rigore elegantedella pietra lavorata della Majella vi era l’essenza della spiritualità. Su di una delle pareti esterne trovavo l’incisione di un fiore della vita, nonsapevo che lì ce ne fosse uno, la sorpresa mi lasciava incantata, come a ricevere un dono inaspettato, bellissimo auspicio nel primo giornodell’anno. Un sentiero scendeva fino al fiume per poi attraversarlo e risalirlo: poco distante vi erano le famose tombe rupestri ricavate nellaparete rocciosa alla destra orografica del Fiume Alento. Gli storici supponevano si trattasse di un luogo di sepoltura di un piccolo gruppoeremitico stabilitosi lì intorno all’XIII-IX secolo. Un cartello informativo ne descriveva la struttura: "composto da una parete lungacirca venti metri in cui sono collocate tre tombe scavate nella roccia, una piccola nicchia ed una cappellina, le tombe sono del tipo adarcosolio, utilizzate nelle catacombe cristiane soprattutto dai ceti nobili. Questo genere di sepoltura può ritenersi non successivo al Xsecolo. Proseguendo lungo la parete e attraversando una piccola cappella che racchiude una vasca con funzione di acquasantiera, tregradini portano a un podio, su cui doveva poggiare una statua, sulla parte retrostante del podio sono visibili resti di affreschi illeggibili acausa dell’umidità". (Testo tratto da un cartello informativo del luogo a cura del Parco Nazionale della Majella).


Castel Menardo

Castel Menardo sorgeva a sud dell’abitato di Serramonacesca, sopra un’altura che gli garantiva un magnifico controllo visivo. I ruderirimasti rendevano idea dell’importanza, non c’erano molte informazioni sulla sua origine, la datazione del primo impianto,secondo Abruzzo dei Castelli, risaliva al XII secolo. Il fortilizio, eretto per la difesa dell’abbazia benedettina di San Liberatore aMajella e già distrutto sul finire del XV secolo, è caratterizzato da un impianto triangolare, ancora riconoscibile; in una delle estremità siinnesta un corpo quadrangolare e nei restanti vertici liberi sono poste due torri circolari. (Testo tratto da Guida ai Castelli d’Abruzzo – CarsaEdizioni). La bellezza suggestiva del luogo, raggiungibile da un comodo sentiero lungo circa un chilometro, passava dal frescodell’ombra al caldo della pietra assolata. Quelle magnifiche mura si ergevano dominanti sulla Valle dell’Alento, l’interno svelavavuoti incavati nella roccia, le divisioni dei vani, una cisterna ed un ambiente ipogeo, tutti spazi che il tempo aveva velato con muschie vegetazioni spontanee. Quadrato, Cerchio e Triangolo trovavano luogo in quell’architettura magnifica.

Capodanno al Blockhaus

Il primo giorno dell’anno si vestiva dei colori iridescenti dell’alba, la nebbia inondava le colline sottostanti della costa abruzzese dandol’illusione dell’estensione del mare. Alle nostre spalle avevamo la neve del Blockhaus, la Majella così dominante viveva il privilegio di farcorrere lo sguardo dalla montagna al mare. Dalla notte al giorno si avvalorava la percezione della luce: lo scoccare della mezzanotte avevafatto schiudere fiori di fuochi artificiali, sotto di noi ovunque brillavano luci pirotecniche, vibranti e brillanti come tante esplosioni di stelle.

venerdì 31 dicembre 2021

Monte Calvo l'ultimo giorno dell'anno

Sulla cima di Monte Calvo, circondata da panorami familiari, portavo un saluto all’anno appena trascorso. La parvenza dell’inverno giacevasoltanto sulla parte culminale della montagna, le miti temperature ed il riverbero del sole illudevano alla primavera che sotto le vallate giàpareva percepirsi. Le lingue di neve giacevano nelle vallette e nei fossi, mentre a nord era tutto immacolato nel freddo fermato dall’ombra.Salivo dalla Jubbera e scendevo a ridosso della Costa Serpentana fino ad intercettare la carrareccia per Fonte Crovella, vi era molta acqua eun getto importante. Un altro anno era trascorso, mi piaceva salutarlo così, con la gratitudine per tanta bellezza da contemplare, lungosentieri rasserenanti, quiete dell’anima, semi di riflessioni.