sabato 11 febbraio 2017

Monte Navegna da Ascrea passando per l'antica Mirandella e il Castello del Drago di Monte Antuni

Un ripido sentiero conduceva ai ruderi di Mirandella, l’antica Ascrea si vestiva di rovi ed arbusti, e mirava ovunque dal suo strategico punto divista. A Sud il Fosso dell’Obito sprofondava al cospetto di Monte Cervia, antiche leggende narravano della disfatta di genti Saracene che quivennero uccise dai montanari, disposti a tutto pur di difendere le proprie terre. “Mentre gli armati passavano laggiù tranquilli e sicuri, imontanari cominciarono a rotolare enormi massi che schiacciarono la più gran parte di quegli uomini”. Mirandella svettava scoscesa sullaValle del Turano, e ne manteneva ancora il controllo visivo, celato solo un poco dagli alberi che ormai dimoravano solitari quelle mura. A Nordil Monte Navegna apriva la vista anche sul Lago del Salto, ponendosi a capo tra la bellezza di due magnifici specchi d’acqua. Le nuvole siriflettevano sulla superficie dei laghi, amplificando il senso del cielo, mentre il penisolotto di Monte Antuni rinviava sull’acqua la bellezzaspeculare del Palazzo del Drago. Un sottile istmo collegava a quella piccola montagna isolata, il nuovo castello sorgeva sui resti bombardatidel 1944, ma parte delle antiche mura erano ancora visibili completate dall’edera. Dalla sommità di Monte Antuni, Umberto ci descriveva lesue terre con occhi segnati d’amore e d’appartenenza, lasciandoci immergere in quella bellezza che ovunque mirava luoghi da scoprire.


L’accesso alla penisola di Monte Antuni è possibile su prenotazione contattando l’Associazione “Camminando Con” ai seguenti recapiti: Cellulare 3387863690 -  Mail: camminandocon@gmail.com - Sito www.camminandocon.org

sabato 4 febbraio 2017

Monte La Queglia e il Santuario italico-romano del Pizzo della Croce. Da Corvara a Pescosansonesco

L’antica mulattiera di Corvara si perdeva tra i rovi e i residui di neve, la via per la montagna scopriva mano a mano la geometria di praticoltivati, mentre un cielo nuvoloso disordinava ogni rigore. Attraverso un ripido canalino raggiungevamo la cima di Monte La Queglia, dove losguardo raggiungeva il mare scivolando sui morbidi pendii delle colline sottostanti. Davanti a noi la Majella innevata teneva fede all’inverno, latanta neve accumulata si era sciolta altrove a causa dei venti caldi, ma lì permaneva ancora. Il filo di cresta della montagna scendeva e saliva sulPizzo della Croce, trovando in un suo avvallamento un’importante area sacra: nei pressi del Laghetto del Morrone vi erano i resti di un anticoSantuario dove i Popoli Italici avevano prestato giuramento contro Roma. Lì dove erano stati rinvenuti un migliaio di oggetti votivi interracotta, frammenti di epigrafe e una statua di Giove, vi erano soltanto i rovi ad avvolgere i basamenti degli antichi templi.
 Grazie a Vincenza Bizzoni, Accompagnatore di Media Montagna, e a Guido Palmerini, archeologo, per averci indicato ed illustrato questo interessante percorso.

domenica 15 gennaio 2017

Le Betulle dell'Altopiano di Cascina

Sopra l’Altopiano di Cascina resisteva un prezioso relitto glaciale di bosco di betulle. Il candore delle cortecce amplificava il senso dellaneve, e i tanti occhi, base di vecchi rami, rimanevano a guardarci nel silenzio. Il bianco si perpetrava nella valle e sul cielo, rivestiva strade emontagne ed esaltava il contrasto dei pochi colori scoperti, come quello di piccole foglie secche, tremule, e ancora in bilico sui rami. Quel boscoera un luogo prezioso, vi stavamo senza parlare, lontano da tutti i rumori del vento.

sabato 14 gennaio 2017

La Valle di Grotta Nera e la Madonna del Monte, da Tarignano all'Altopiano di Aielli

La Valle di Grotta Nera mostrava foglie di neve e fiori di ghiaccio, stanziava il freddo in ogni insenatura di bosco, con i suoi toni bluastridi ombra perenne. L’immaginazione individuava cavità nascoste nei toni più scuri, ma spesso l’illusione spariva da altre prospettive. La viaper la montagna conduceva da Tarignano di Barete fino all’altopiano di Aielli, quella via arcaica di monticazione ricalcava in parte i resti di unantico acquedotto romano nascosto nella neve. La parte alta della Valle di Grotta Nera accoglieva addossata alla roccia la piccola chiesa dellaMadonna del Monte, datata al XVIII secolo o probabilmente addirittura più antica considerati dei resti rinvenuti alla sua sinistra. Il piccolointerno mostrava frammenti di affreschi che tentavano di emulare l’imponenza delle colonne: ma ormai rimanevano soltanto poche traccedi colore a dare solennità a quel piccolo oratorio. Sull’Altopiano di Aielli il sole finalmente mitigava il freddo, alcuni cavalli sostavanonella neve con un pascolo silenzioso e tutto si perdeva nel bianco.

domenica 8 gennaio 2017

La Grotta del Cervo e il Salone Angeletta

Nella Grotta del Cervo si animavano serpenti e meduse di calcite, la notte eterna disturbata dalle nostre luci si rifletteva sugli specchi
d’acqua, mentre miriadi di concrezioni scostavano il velo del buio con il loro scintillio. Oltre la Strettoia accedevamo al Ramo della Luna, dove
vele, piogge di stalattiti ed eccentriche si animavano sulle nostre teste al passaggio della luce. Ogni vano si colmava di bellezza, pareva che ogni
superficie si rivestisse di ricami di pietra. Il Fiume di Fango, semiliquido, aveva il fondo melmoso e la superficie fluida, che
movimentata dal nostro passaggio riecheggiava nei vuoti di roccia con suggestivi sciabordii. Quel tetto di concrezioni pareva fatto di stelle
precipitate su di noi, candide e dai minerali diversi, intoccabili, contrapposte alla mota sporca dell’alveo. Nel Salone Angeletta
gigantesche meduse di calcite apparivano gonfie come mongolfiere, la fantasia correva lungo fondi e risalite, tra specchi d’acqua, fili di corda e
fiumi di silenzio. Uscita speleologica del gruppo GGFAQ.