domenica 9 agosto 2020

La Forra di Riancoli a Collalto Sabino

La Forra di Riancoli giaceva nascosta tra i boschi rigogliosi di Collalto Sabino, persa nel cuore della bellezza selvaggia del Parco Regionale delMonte Navegna e Cervia. Lo scarso scorrimento d’acqua, in molti punti anche assente, scopriva i ciottoli levigati del letto del fiume, ricoperti disottilissima polvere di sabbia. I primi salti, i tuffi e i toboga scandivano il divertimento del nostro gruppo di amici, era tanto che nontrascorrevamo una giornata così bella. Quel verde così intenso dell’acqua si amplificava del riflesso della vegetazione, attraversavamoa nuoto le vasche alternandole ad altre completamente asciutte dove mi piaceva osservare la memoria dell’acqua segnata dalla linea ditracimazione, quelle piscine naturali vuote erano come una cassa di risonanza visiva.

mercoledì 29 luglio 2020

Tramonto dalla Serra di Fiamignano

Dal Valico di Sant’Angelo salivamo sulla Serra di Fiamignano alla ricerca dei colori della sera. Sul filo di cresta attendevamo quelpassaggio dal giorno alla notte, quasi a voler indagare la trasformazione cromatica del tramonto. La quiete era tangibile nellesfumature eteree che dell’indaco flettevano al violetto, e il sole, consapevole del suo momento, conteneva i suoi raggi in manierasobria. Il Lago del Salto viveva di quel riflesso lasciando percepire ancor più distesa la sua superficie, cessava il vento, iniziava il freddo,mentre mano a mano sotto di noi le piccole luci dei paesi si accendevano raccolte quasi a voler far concorrenza alla delicatezzadelle stelle.


lunedì 20 luglio 2020

In bici alla scoperta dei borghi solitari di Rocca Santa Maria nel cuore dei Monti della Laga

Giravamo in bici alla scoperta dei borghi di Rocca Santa Maria, tra piccoli paesi con pochissimi abitanti, alcuni completamente disabitati,altri come Martese addirittura diruti. Le distanze lineari si dipanavano in chilometri di asfalto avvolte da una natura rigogliosa e disposta ariprendersi finalmente la sua strada, quei luoghi avevano vissuto un forte spopolamento, e quell’abbandono di certo non favoriva la tuteladegli asfalti. Il fascino della Laga era anche in questa sua natura rigorosa e selvaggia. I paesi si arroccavano sui colli e lasciavano aicimiteri i punti più panoramici, con le loro piccole chiese raccolte, sacre e preziose come scrigni, da lì si godeva la vista più bella, come a volerlasciare ai propri defunti l’ultima collocazione più vicina al cielo e alla bellezza.

domenica 19 luglio 2020

Il Paesaggio Lunare di Monte Bolza da Campo Imperatore

La notte prima erano tutti a cercare la cometa Neowise, lo facevamo anche noi sotto il cielo di Campo Imperatore. In quel silenzio stellato siriuscivano a percepire le galassie, lo sconfinamento mentale non aveva limiti, ogni incognita collettiva si fletteva nell’universo comeun’astrazione. L’indomani, invece, davanti ai nostri occhi le montagne si riprendevano la propria fisicità fatta di distese di prati, avvallamentie balzi rocciosi, così presenti e terrene, pronte a ribadire la loro solenne eternità. Salivamo sopra Monte Bolza dalla Fonte di Assergi, seguendovecchi sentieri visibili a tratti. I pastori lasciavano libere le greggi, tra i cani custodi che ci allontanavano e voli di corvi sopra le nostre teste.L’erba, verdissima nei punti di maggior umidità, iniziava a dorarsi sfumando tutta quella bellezza, nella quiete di vecchi percorsitrovavamo il silenzio e la pace. Sulla via del ritorno ci inoltravamo nel Canyon della Valianara, scavato dal suo fiume di rena, chiudendo così ilnostro anello mentre le strade iniziavano ad affollarsi sul fare del mattino. Un signore ci chiede un’indicazione mostrando una cartina: “Mi scusi sa dirmi dove si trova Paesaggio Lunare?”. Certi ambienti non sono per tutti.



lunedì 13 luglio 2020

La Madonna di Piedicino, antico luogo di culto dimenticato sulle rive del Lago di Campotosto

A ridosso delle sponde centrali del Lago di Campotosto, poco distante dal Ponte delle Stecche, giacevano i resti abbandonati della Madonna di Piedicino, una piccola chiesa rupestre di cui ne rimaneva ancora percepibile l’antica bellezza. La vegetazione rigogliosa di luglio colmava quelle mancanze, laddove l’uomo dimenticava e ignorava, la natura si riprendeva con garbo i suoi spazi. Le prime attestazioni sulla chiesarisalivano al 1408 quando Re Ladislao la sottopose al Contado Aquilano sotto l’invocazione “Santa Maria degli Angioli”. Edoardo Micati nel suo libro “La Montagna e il Sacro” oltre a raccogliere lepoche informazioni tramandate su questo luogo di culto dimenticato, denunciava anche la mancanza di un architrave a lunetta posto al di sopra di una monofora con incise le parole Tempore Domine Caroli.Quel prezioso manufatto e i piedritti erano stati trafugati in maniera vile e trattati al pari di semplici sassi. La foto sottostante è stata presa dal blog di Edoardo Micati “Pietre d’Abruzzo” e raffigura la monoforacon l’antica architrave a lunetta fotografata dall’autore prima della sua trafugazione, qui il link dell’articolo. (L'immagine di Edoardo Micati è stata qui pubblicata per gentile concessione dell'autore).