domenica 24 ottobre 2021

Monte Marsicano da Opi

Sulla cima del Monte Marsicano la caratteristica croce con la bandiera orifiamma seguiva il flusso del vento. Immersi in una nuvola nonavevamo il riferimento dei panorami, soltanto stratificazioni di candori, toni su toni di bianco sul bianco, che mano a mano scendevamoprendevano il calore dei colori gialli e aranciati dell’erba secca. Più scendevamo e più si accendevano i toni del rosso, che vibranti nelbosco ci avvolgevano nella bellezza intima dell’autunno. Dal bianco al rosso seguivo la cromia della trasformazione, la bellezza trovava ilculmine nel silenzio e nella contemplazione della natura, che tutto unisce e contiene.



sabato 23 ottobre 2021

Cresta di Monte Pettino da Cansatessa a San Sisto

Tornavo sulla montagna di Pettino dopo un anno e tre mesi dall’ultimo incendio che l’aveva devastata, ancora erano visibili i segni del fuocosulla base dei tronchi anneriti, parti del bosco erano andate distrutte mentre altre avevano ripreso la vita, segnando il suolo con nuovi fondierbosi ed il frutto di alcune pigne che testimoniavano la ripresa del ciclo vitale degli alberi. Il bosco ci proteggeva da una leggera pioggia findove arrivava, oltre vi era la vista della montagna sulla sua città. Per aspera ad astra – attraverso le asperità fino alle stelle – era unmonito inciso sulla croce di Croce Cozza, lo tenevamo a mente lungo tutto il crinale intessuto di vecchi e nuovi sentieri, curati da chi avevaa cuore la montagna fuori porta. La tristezza giungeva dove era cessata la vita, file di alberi spenti e anneriti, morti, in equilibrio sospeso,non lasciavano scorgere nulla più in là del loro scheletrico grigiore. Oltre Monte Pettino, la Crocetta e la Madonna Fore percorrevamo unnuovo sentiero sul Colle Nocelle, aperto tra i cespugli di ginestra a riposo e lo sguardo sui colori autunnali di piante superstiti. Tornavala vita.




sabato 16 ottobre 2021

A Sud di Toppe Vurgo la montagna senza nome

L’anticima di Toppe Vurgo non aveva il nome, era isolata e modesta, non aveva caratteristiche rilevanti o notorietà, di fatto subordinataad un’altra montagna già di suo poco nota. Eppure aveva anch’essa il fascino dei panorami, il valore di essere raggiunta, la quiete di un luogolibero da ogni definizione. Era là comunque con la stessa importanza, quell’importanza che gli uomini attribuivano da sempre alle montagneper definirle. Oggi aveva un grande valore.



lunedì 11 ottobre 2021

Da Barete a Pizzoli per la Valle Donica e i tre rifugi

La pioggia andava e veniva nei boschi, tra chiusure e schiarite, lungo i sentieri conosciuti della Valle Donica, tra Monte San Lorenzo e MonteMarine, toccando tratti dell’antico acquedotto romano di Lavaretum. Il Rifugio Santa Pupa segnava l’ingresso ai prati superiori, oltre vi era laPiana di Aielli, raccolta tra le sue modeste cime, poco visibili a causa della nebbia. Le nuvole toccavano terra ma la strada era evidente erasserenante, come una guida sincera a cui affidarsi lasciando libera la mente. I prati di erba rasa si modulavano a seconda degli avvallamenti,si delimitavano con vecchi fili di ferro spinati e bordure di rosa canina selvatica. Le schiarite portavano il belvedere sui panorami, sui luoghi diappartenenza dove un tempo vivevo e che comunque mi erano cari.

domenica 10 ottobre 2021

Eremo di Sant’Angelo del Monte di Roccatagliata

L’Eremo di Sant’Angelo si apriva a strapiombo sul versante meridionale del Monte di Roccatagliata, situato tra l’abitato di Bussi sulTirino e quello di Castiglione a Casauria. Lo raggiungevamo percorrendo inizialmente una comoda strada sterrata che partiva dalcimitero di Bussi, per poi lasciarla alla ricerca di sentieri inesistenti, con l’unico riferimento delle coordinate. L’antico luogo di culto risalivaal XII secolo, lo testificava un documento di donazione al Monastero di Casauria fra gli anni 1131-1136. Due enormi finestre nellaroccia sormontate da un muro caratterizzavano quell’antica dimora appartata e solitaria. Un’apertura sulla volta individuava un pianosuperiore purtroppo inaccessibile, numerosi buchi sulle pareti suggerivano la presenza di un probabile soppalco in legno, ma oltre lapietra adesso non vi era più nulla. A sinistra dell’ingresso due piccoli vani si incavavano ulteriormente nella montagna, quello poco piùprofondo manteneva maggiormente il calore, e pareva accoglierci come un piccolo ventre di madre terra. I luoghi dell’Angelo definivanosempre spazi sublimi, spesso intermediari tra cielo e terra, aree sacre ricche di suggestione e fascino dove la riflessione umana trovava ognivolta i suoi limiti e ammirava l’eterno. Per approfondimenti sull'eremo suggerisco il libro di Edoardo Micati, “la Montagna e il Sacro – riti epaesaggi religiosi in Abruzzo”, Carsa Edizioni, 2018.



Torre Sutrium e la cappella di San Rocco a Bussi Sul Tirino

Della cappella di San Rocco ne rimanevano soltanto poche mura ed il nome attribuito alla località, la vegetazione incolta ne confondeva ilperimetro, e persino all’interno vi erano cresciuti degli alberi. Quel luogo di culto dimenticato rimaneva confinato non lasciandotestimonianze su di sé se non con il nome. Poco distante sorgeva la Torre longobarda di Sutri, anche detta Sutrium, una particolarissimacostruzione a base triangolare che fungeva da avamposto fortificato, usato per gli avvistamenti e il controllo sulla Valle del Tirino,mantenendo il collegamento visivo col sottostante abitato di Bussi. L’antica torre, ormai degradata ed in parziale crollo, sorgeva su di unprecedente sito romano, i conci ed il pietrame con cui era costituita si mantenevano in bilico sullo scorrere del tempo. Intorno la vegetazioneuniformava sassi e vecchie mura, la natura si riprendeva i suoi spazi lasciandoci scoprire soltanto quanto era restato.

domenica 26 settembre 2021

Pizzo Camarda

Forse, senza che me ne accorgessi, anch’io sono cambiato più di quanto avrei voluto (Le passeggiate del sognatore solitario, Jean-Jacques Rousseau). L’aria si velava di trasparenze, le profondità dei panorami si offuscavano nel candore. Le montagne a malapenalasciavano individuare il loro profilo a contatto col cielo, tutto pareva unificarsi nella luce. La giusta via appariva e spariva nel terreno,lasciando evidente la direzione nella conformazione della montagna, tutto sarebbe andato verso quella direzione. Immensi pendii di erbarasa scivolavano visivamente a valle come una carezza, il pascolo silenzioso dei cavalli conferiva ancora più quiete a quella dimensione.L’anima si rasserenava alla bellezza lineare della semplicità, all’essenza delle cose, all’intimo dialogo con sé stessi al cospetto del mondo.
Uscita CAI L'Aquila.