domenica 14 luglio 2019

Cronache di una notte noir

Entravamo sulla soglia dell’imbrunire, a esorcizzare i misteri del Tempo, guidati con estrema dolcezza al cospetto di paure universali, presi per mano di fronte all’ignoto lungo semplici percorsi essenziali, dove tutto ciò che veniva demonizzato per consuetudine era semplicemente tenuto fuori. Ed era così che la notte si apriva alladolcezza della luna, che tra lumi e lucciole sussurrava il Sublime. L’altrove era lì e potevamo vederlo col rispetto e la coscienza dell’ordine naturale delle cose. C’erano tante storie da raccontare, tante memorie di vite, cercate, nascoste o dimenticate, sostate eternamente nell’Oblio dove tutto inevitabilmente giace.

Grazie Andrea De Petris, sei riuscito a scardinare con estrema purezza e semplicità uno dei tabù universali più ricorrenti e demonizzati.



Punta dell'Uccettù da Prato Capito

La strada principale che percorreva il Bosco di Cerasolo si modulava in lievi saliscendi. Una deviazione per la Valle Quartarone raggiungeva susentiero il Rifugio dei Campitelli, piccolo ed essenziale ma in grado di fornire sempre un incantevole riparo, con l’ammirazione rivoltaall’omonima valle e ai suggestivi balzi rocciosi del versante Nord della Punta dell’Uccettù. Compivamo un anello per salire quella montagnadal nome così particolare, la cui parte sommitale regalava l’alternanza di contrapposizioni visive, da un lato vi erano fittissimi boschiimpenetrabili anche allo sguardo, dall’altro gli spogli declivi delle vallate della Duchessa.  Gruppi di armenti sostavano nella quiete dipendii nudi che scivolavano fino a cingere le regali sponde. Quanta bellezza sul massiccio del Velino, coronato di nubi, e nell’aria mossa dalvolo dei rondoni. Sul filo di cresta di antichi circhi glaciali, tornava la voce del vento che tutto lambiva e ne portava memoria.

sabato 29 giugno 2019

Il complesso monumentale archeologico di Forcona a Civita di Bagno

Il complesso monumentale archeologico di Forcona restituiva alla luce preziose testimonianze risalenti all’età romana. Situato nei pressi delLago di Civita, sulla collina in località Moritola, mostrava un imponente sistema di concatenazioni semicircolari realizzate persostenere dei terrazzamenti in una zona ricchissima di acque. Un piccolo impianto termale mostrava ancora il fregio dei suoi mosaici,nella rifinitura di linearità sinuose e foglie d’edera arricciate. La datazione originaria, risalente al II-I secolo a.C., correva indietro dimillenni in un affascinante salto temporale, riaffioravano testimonianze di diverse destinazioni d’uso, accomunate tuttedall’ingegno di chi aveva vissuto quei luoghi. Dal piccolo colle si ammirava l’affaccio sulla conca aquilana di fronte al magnificomassiccio del Gran Sasso, quel sito era stato un importante punto nodale e strategico per le civiltà che in passato avevano abitato ilterritorio aquilano.
La prossima apertura straordinaria dell’area archeologica di Forconasarà per le Giornate Europee del Patrimonio in data 21-22 settembre 2019.

martedì 18 giugno 2019

Le antiche Mura di Luppa da Pietrasecca e la chiesa rupestre di Sant'Angelo di Monte Bove

A Sud dell’abitato di Pietrasecca partiva un’ampia dorsale che nominava i rilievi sommitali con i toponimi di Colle Le Mura (1104 m),Monte Guardia d’Orlando (1353 m) e Monte Bove (1348 m). Sul primo colle giacevano i resti dell’antico abitato di Luppa, dove mura ormaidimenticate erano avvolte da una fittissima vegetazione che ne nascondeva i basamenti. La probabile datazione correva indietro al XI-XII secolo, così come la l’attestazione originaria del suo toponimo, Uppa o Ippam, divenuto poi Luppa. Il borgo godeva di una posizionestrategica di avvistamento a beneficio dei vicini centri di Colli e di Pietrasecca, da villaggio divenne poi un castrum, o quantomeno cosìveniva riportato su un documento del XVI secolo. Scendevamo a Sud del piccolo colle, lungo percorsi richiusi dalla vegetazione, tra un verderigogliosissimo e miriadi di fiori, accompagnati da un caldo insistente che si attenuava solo nelle zone d’ombra. In questo tragitto trovavamola piccola chiesa rupestre di Sant’Angelo di Monte Bove, dove una rustica scalinata in pietra, scavata tra due pareti di roccia, conducevaall’ingresso della piccola grotta dedicata al Santo. L’interno rischiarava le sue ombre con flebili luci naturali, filtrate a sua volta dal bosco, malasciando tuttavia scorgere la meraviglia degli affreschi che per secoli avevano decorato quel luogo sacro. La probabile datazione siapprossimava al XIII secolo, non vi erano molte fonti a riguardo se non memorie popolari ancora molto sentite che la legavano soprattutto alculto della Madonna del Latte.
Per approfondimenti: BIANCHINI M. Edilizia storica della Marsicaoccidentale, Editrice Dedalo Roma, 2011 (http://www.rilievoarcheologico.it/marsica_g000003.pdf); MICATI E. La Montagna e il Sacro, riti e paesaggi religiosi in Abruzzo, CARSA Edizioni, 2018.
Per chi fosse interessato a percorrere questo itinerario assistito da una guida consiglio di contattare Valentina Lustrati, Guida Ambientale Escursionistica AIGAE – tel. 3381609803.

venerdì 7 giugno 2019

L'Eremo di Sant'Ilarione nella Fiumara dell'Allaro da Caulonia Marina - Calabria

Tra agrumeti e fichi d’India risalivamo la strada che costeggiava la Fiumara dell’Allaro, quel bacino così ampio rendeva l’idea delpotenziale straordinario della Natura, dove un costante equilibrio di quiete poteva divenire d’un tratto il suo opposto. Lì era facilecontemplare il Sublime, e non mi sorprendeva che in quelle prossimità vi fosse un eremo, i Santi sapevano sempre molto bene dove guardareper trovare quel dialogo interiore mirato all’essenza dell’energia universale. L’Eremo di Sant’Ilarione era abitato, ci accoglievano leraccomandazioni di Padre Frederic volte al silenzio, alla preghiera e alla condivisione, incise sul legno di un cartello fuori la porta. Lapiccola chiesa raccoglieva uno spazio sacro e vissuto, dagli affreschi sbiaditi e l’odore di cera. La mia attenzione veniva rapita da un intaglioligneo del XVII secolo sull’Immacolata Concezione che mi ricordava molto la Madonna di Guadalupe, Donna dell’Apocalisse contornata dauna mandorla di raggi dorati squarcianti le nubi. Poco distanti vi erano le cascate di San Nicola, il refrigerio dell’acqua in quella giornata cosìcalda e assolata ci donava il piacere di un enorme beneficio.