sabato 8 aprile 2017

Cicloturismo in Toscana, passando per la Val d'Orcia, le terre del Chianti e di Montalcino

Appariva primavera inoltrata nelle terre della Val d’Orcia, definite da colline verdissime o rigate dalle coltivazioni dei vigneti. Antichicasolari custodivano le loro strade d’accesso con lunghe file di cipressi, mentre sul bordo dei campi fioriture di iris, biancospino, sambuco, lillà,acacie e margherite rinnovavano la stagione. In lontananza era sempre visibile la mole grandiosa del Monte Amiata, resa leggera dallaprospettiva aerea sbiadita dai venti umidi. Dove si concentravano i boschi vi era il canto assordante degli uccelli, mentre a Chiancianoassistevamo al primo volo di rondini dell’anno. L’Eroica spesso passava sul filo delle colline, mostrando affacci di bellezza straordinari,armonizzati dalla visione ritmata del verde, dell’ocra e della terra di siena bruciata. Viaggiavamo in bici per le zone del Chianti e diMontalcino, scegliendo di volta in volta a fine giornata la bellezza di un borgo differente. Da Chiusi a Montisi passando per Querce al Pino,Sarteano, Chianciano Terme, Chianciano, Sant’Albino, Monticchiello, Pienza e Castelmuzio (59 km, 1340m dislivello, percorrenza effettiva4h06’); da Montisi a Radda in Chianti passando per San Giovanni D’Asso, Asciano, Monte S.Marie, Torre a Castello, CastelnuovoBerardenga, San Piero, Pianella, Castello di Brolio e Villa (73 km, 1350m dislivello, percorrenza effettiva 5h01’); da Radda in Chianti aMontalcino, passando per Vagliagli, Santa Margherita la Suvera, Ponte a Bozzone, Monteliscai, Bolgione, Colonia Santa Regina, Bucciano,Radi, Vescovado, Bibbiano, Castiglion del Bosco e Nacciarello (81 km, 1530m dislivello, percorrenza effettiva 5h43’); da Montalcino a Chiusipassando per Torrenieri, San Quirico d’Orcia, Pienza, Bivio di San Biagio, Crugnole, Stabbiano, Chianciano Terme, Tegoleto, Pignattaia ePoggio Olivo (55.8 km, 765m dislivello, percorrenza effettiva 2h57’). Quattro giorni di cicloturismo per una breve ma bellissima vacanza. 

sabato 1 aprile 2017

Esplorazione al Pozzo di Malequagliata

Armando un “coniglio inseguito” e poi giù nel “paese delle meraviglie”, perché dove non arrivano gli occhi e arrivano i sognisolo meraviglie si possono incontrare. Dietro quella volontà che spinge a scavare, a disostruire per liberare un ipotetico varco, sinasconde il brivido dell’esistenza, l’energia pura della terra che mai è stata violata. Si scava con la fatica di un progetto comune,andando incontro all’ignoto e a noi stessi, andando incontro a bellezze straordinarie oppure a delusioni, andando incontroall’incertezza che tuttavia ci rende vivi dei nostri desideri. Possano anche tutte le fatiche essere vane, ma noi torneremo lì ancora ascavare per mantenere vivo questo sogno presente, che contiene in sé il valore di un’intera esistenza. S.C. (Sara Chiaranzelli)
Uscita esplorativa GGFAQ - Gruppo Grotte e Forre Francesco de Marchi - CAI L'Aquila - www.ggfaq.it

domenica 26 marzo 2017

Alla ricerca della Grotta Picinara

La Cima di Vallevona si circondava di ambienti solitari raggiungibili solo da strade sterrate che ne limitavano gli avvicinamenti. Davanti ainostri occhi avevamo la bellezza di ampi piani carsici, dove un pascolo lento di mucche e cavalli ne accresceva la visione di quiete. I pratierano distese di erba rasa che assecondavano le forme della terra, dove di tanto in tanto piccole doline esaltavano la loro presenza contenendogli ultimi residui di neve. La primavera era iniziata da poco e sulla sua soglia l’accoglievano intense fioriture di crochi. Eravamo lì alla ricercadella Grotta Picinara e delle sue concrezioni azzurre, la cercavamo seguendo tutte le indicazioni raccolte, ma senza riuscire a trovarla.Dalla Cima di Vallevona ammiravamo l’affaccio sulle Coste di Camposecco e il sottostante Fosso Fioio, dove tutto precipitava nel fittodei boschi di una natura selvatica. Andavamo via andando incontro prima alla sera, che scendeva lenta nei boschi e sui prati di velluto, e poialla notte che si rischiarava a malapena della luce della luna.

sabato 18 marzo 2017

Il misterioso colle tra Tufo Basso e Pietrasecca

Tra Tufo e Pietrasecca un colle a 919 metri di quota catturava la nostra attenzione con la particolare morfologia delle sue rocce, così definite dasuggerire un passato in qualche modo antropizzato. Il suo punto di vista scopriva bene entrambi i paesi suddetti e il Monte Sant’Angelo ad Ovest,come a sottolinearne una possibile funzione difensiva strategica. Rimanevamo incantati da quelle rocce, come se un qualcosa disignificativo fosse accaduto lì, ma non ne sapevamo nulla. Sarebbe molto interessante conoscerne la storia, qualora vi fosse.

domenica 5 marzo 2017

La Grotta del Secchio

Pioveva nel bosco, tra i faggi scoscesi del Monte Guardia d’Orlando, dove si nascondeva l’ingresso della meravigliosa Grotta del Secchio.Uno stretto e lungo cunicolo dava accesso a meandri concrezionati, dove piccole sale echeggiavano i riflessi di luce attraverso speleotemi dicalcite. La bellezza era ovunque: i depositi minerari avevano modellato la roccia nei millenni, svelando in una delle prime sale magnifichestalattiti con addossate eccentriche e tubolari trasparenti. Una pioggia fittissima di capelli d’angelo rivestiva l’ingresso del ramo finalesuperiore, considerato fino a qualche anno fa come il più spettacolare della grotta. Nuove scoperte avevano individuato una prosecuzioneattraverso un lungo laminatoio, lo percorrevamo fidandoci delle descrizioni, adattandoci metro dopo metro ad una durevole serie distrettoie. Ma quello che si apriva alla fine del budello ci ripagava poiché di grande bellezza: davanti ai nostri occhi un fiume fossile mostravatutto il suo corso, con la piega delle sue anse bianchissime rivestite da vaschette e concrezioni coralloidi. Seguivamo il corso del fiume e aseguito di un successivo restringimento vi era l’ulteriore meraviglia del lago fossile: un’ampia vasca mostrava col candore il suo massimolivello di tracimazione, vi erano concrezioni ovunque e di ogni tipo, ogni centimetro di quella sala mostrava la meraviglia della creazione divina.

domenica 19 febbraio 2017

Monte Aquilone e Monte Porraglia e gli antichi resti del Castello di Lucta sul Monte Autta

Camminavamo tra gli ultimi residui di neve e i primi fiori, tra le montagne secondarie situate tra il Lago del Salto e quello del Turano.Antichi sentieri ripercorrevano le orme dei pastori, con i faggi spogliati dall’inverno, e un’aria tiepida di inizio primavera. Trovavamosull’affaccio del Monte Aquilone e del Monte Porraglia bellissimi punti di vista sulle vallate sottostanti, ma era Colle Autta quello che attiravamaggiormente la mia attenzione. Vecchi ruderi erano il probabile basamento dell’antico Castello di Lucta, ormai dimenticato, razziato,distrutto dal tempo e oscurato alla memoria. Immaginavo ancora l’orrore delle genti saracene, mentre poco distante la vista si apriva sulpiccolo paese di Vallecupola, fatta dei colori della terra ed esaltata dai contrasti delle nuvole evidenziate da un’aria tersa.