domenica 19 novembre 2017

S. Maria del Parto dell'Antichissima Città di Sutri

Lungo la Cassia le rocce tufacee custodivano al loro interno tombe e santuari etruschi, tra queste, a Sutri, la preziosa chiesa ipogea dedicataa Santa Maria del Parto raccontava una storia lontana fino al culto di Mitra, dove il Toro, simbolo delle energie telluriche, connetteva conquesto forte legame. La straordinaria bellezza di un ambiente così unico ed inestimabile era accessibile a tutti così come l’anfiteatro pocodistante, anch’esso scavato nel tufo. Quella pietra, così duttile, aveva impressa su di sé la storia dei millenni, aveva assorbito le energie degliuomini e dei loro sacrifici, ed ora si dava al presente in silenzio, anche se custodito, immersa nella bellezza dei muschi e delle vegetazioni.

sabato 18 novembre 2017

La Grava di Gasbarrone nel Bosco di Cerasolo

Il mattino aveva una luce fredda che si disperdeva negli accenni di nebbia che andava e veniva tra i boschi di Cerasolo. Quel magnificocomplesso carsico nascondeva tra i faggi moltissime doline e campi carreggiati, dove i pozzi si aprivano improvvisamente tra la visionemorbida dei muschi e delle foglie secche, rompendo la visione di quiete. Il candore delle cortecce prendeva risalto dalle chiome spoglie,dove timide foglie rimanevano in bilico prima di cadere. Sul ciglio sommitale di una dolina si apriva la Grava di Gasbarrone, dove neglianni Settanta si erano infranti i sogni di molti speleologi abruzzesi che speravano di trovarvi l’accesso per il sistema sotterraneo. Quella bucasprofondava di una quarantina di metri verticali, ma senza accenni di prosecuzione sul fondo. Il bosco custodiva gelosamente i suoi ingressi,ovunque regnava la quiete e la bellezza della natura incontaminata, custode di chissà quale e quanta meraviglia.

domenica 12 novembre 2017

Monte Secine dalle Gole di Celano

Monte Secine (o monte Secino) svettava sulla piana del Fucino e demarcava ad Est le suggestive Gole di Celano. Moltissima storiaapparteneva a quelle terre, dove antichi insediamenti italici erano giunti ai nostri giorni con molte testimonianze. Il primitivo impiantoera stato eretto nell’Età del Ferro dal popolo dei Marsi e venne poi riutilizzato nel Medioevo dalla contea celanese, dapprima con una torredi avvistamento e poi con l’edificazione sopra di una vera e propria fortezza. A segnarne la fine furono le truppe imperiali sveve di FedericoII, che lo distrussero nel 1230 a seguito della contesa con il conte Tommaso di Celano. Sul crinale della montagna era ancora ben visibileil perimetro delle antiche mura, che a forma ovoidale ne cingeva tutta la parte alta. La bellezza del panorama e il suggestivo incontro conun’aquila reale conferivano a quel luogo il fascino di una condizione dominante. Alcune informazioni.

domenica 5 novembre 2017

I ruderi dell'antico Monastero di San Leonardo della Selva presso Marana di Montereale

Del Convento di San Leonardo rimanevano soltanto poche mura visibili tra una vegetazione incolta, e l’affaccio panoramico sulla valledell’Aterno che scopriva l’incavo del piccolo affluente Raio. Fondato circa nel 1400, quel luogo un tempo era abitato da un gruppo dimonache appartenenti all’ordine cistercense, dedite alla regola e al puro ascetismo, dove il lavoro nei campi e nei boschi era intervallatocon la preghiera, in una perfetta condizione di solitudine e raccoglimento spirituale. Nel 1550 circa, questo luogo sacro venneviolato di notte da un gruppo di malviventi che torturarono e uccisero molte suore, causandone l’abbandono. Margherita d’Austria, alloraregnante, colpita da questo triste episodio, nel 1569 donò alle poche suore superstiti l’attuale monastero all’interno delle mura della città diMontereale, al fine di proteggerle e di mantenere in vita l’ordine, mentre San Leonardo della Selva iniziava il suo declino. Era passatomolto tempo da allora e quei pochi ruderi erano completamente nascosti, un pastore ci dava nota della sua localizzazione sotto labalconata rocciosa di Monte Castiglione, ed erano proprio lì, ricoperti da piante ed arbusti, ormai unici dimoranti di quel luogo.

domenica 15 ottobre 2017

Anello di Monte Campitello per il Ferroio di Scanno e il Rifugio di Campo Rotondo

I boschi d’autunno lasciavano filtrare tra i rami una luce calda, con toni d’oro e di arancio che parevano vibrare ad ogni spostamento di foglia.In lontananza il bramito dei cervi richiamava la stagione degli amori, tutto si inondava di quiete, mentre un sole basso estendeva le lungheombre del pomeriggio verso sera. Negli stazzi tenevano dimora i pastori, alcuni con greggi raccolte nei recinti e altri col pascolo aimonti. Soltanto il Rifugio di Campo Rotondo era incustodito, nonostante la straordinaria bellezza della sua posizione. Percorrevamoil sentiero lungo un saliscendi di avvallamenti e di montagne nude, gli aceri si distinguevano nettissimi isolati o tra i boschi, forti del lorocolore acceso. La Natura si predisponeva al riposo delle stagioni, alla calma, al silenzio, alla distensione pacata e tranquilla della quietedell’anima. 

domenica 13 agosto 2017

Anello di Campo Pericoli per le Capanne dell'Alta Val Maone e Pizzo Cefalone

Campo Pericoli si vestiva dei riflessi dorati della falasca e di quelli argentei dei ghiaioni. La luce era nitida, soltanto le cime siincappucciavano di nubi con un andirivieni di nebbie, che si aprivano e chiudevano ai voleri del vento. La parte alta della Val Maone ospitavaun complesso pastorale con ricoveri costituiti da capanne a falsa cupola con tetto a zolle e ripari sotto roccia chiusi a secco. Ormaidismesse da molti anni quelle capanne avevano un fascino severo, circondate da ortiche e vegetazioni rade, al cospetto di magnifichemontagne. Secondo una testimonianza scritta da Corradino Sella erano già conosciute nel 1880, ma con una morfologia differente per il tetto,inizialmente fatto con tavolette di faggio e sostituito poi dalle pseudocupole. Alle loro spalle il versante Nord Est di Pizzo Cefalonemostrava la solenne bellezza della roccia, il sentiero passava per quella via, tracciando il disegno degli antichi circhi glaciali fino al MontePortella.

domenica 6 agosto 2017

Verso il fondo della Grotta Grande dei Cervi

I ricordi erano lontani. Eravamo andati alla Grotta Grande dei Cervi con Massimiliano Re, uno dei suoi primi scopritori. La bellezza diquell’antro era sempre unica, ogni volta si notavano cose nuove e mai viste, animate da luci ed emozioni, estensioni di pensieri e di poesie disogni fatti di buio e riflessi di calcite. Diretti verso il fondo percorrevamo il Ramo della Luna e il Fiume di Fango, fino araggiungere il magnifico Salone Angeletta, dove gigantesche meduse concrezionate sembravano innalzarsi verso la cava fonda della notte.Andavamo oltre, lungo il Fiume del Silenzio, la grotta era di nuovo completamente diversa, il soffitto basso e scuro, così come le paretiannerite dal diossido di manganese. L’ultimo pozzo si affacciava su di un lago terminale, rimanevo sulla soglia, dove oltre quel limite siestendevano tutti i sogni.