domenica 23 luglio 2017

Monte Terminillo e la Vetta Sassetelli passando per Fontenova e la Sella di Leonessa

Il monte Terminillo un tempo apparteneva agli abruzzesi, mentre ora a poco meno di un secolo era divenuto simbolo della provincia reatina.Nel bosco presso Fontenova erano ancora visibili i vecchi impianti di risalita, ormai abbandonati e arrugginiti, ricordo lontano del boomturistico degli anni 50. Ma ormai il bosco si era ripreso i suoi spazi e i suoi silenzi, rimanevano solo il rumore dei motori che salivano verso laSella di Leonessa, ma che si spegnevano subito dopo sopra il Rifugio Sebastiani. Il filo di cresta si cullava solo del rumore del vento, leggeropiacevole, e percorreva la cima del Terminillo e dei Sassetelli, mostrando la bellezza di ampi panorami e magnifici canali rocciosi.

domenica 9 luglio 2017

L'Inghiottitoio di Val de Varri

L’ingresso naturale dell’Inghiottitoio di Val de Varri era come una bocca della terra spalancata a divorare le acque del fiume, una vera epropria voragine sotto un dirupo impreziosito dalla vegetazione, che nonostante l’assenza di scorrimento superficiale era tuttavia moltosuggestivo. Discesi sul greto sotterraneo, una lunga serie di vasche e piccole cascate definiva il percorso prevalentemente acquaticosormontato da concrezioni, era davvero una grotta molto bella, con quelle colate di calcite che pendevano come lampadari, fatte di biancoassoluto e in totale contrasto con la patina scura del diossido di manganese. C’erano il Lago del Bottino, il Lago della Lampada, il Lagodella Bussola, la galleria delle Marmitte Sfondate con il Lago della Diramazione, il Lago del Gomito e il Lago Terminale, tutte acque buie eprofonde rese ancora più indefinite dalle rocce nere. Rospi, girini e altri animali erano stati introdotti dall’esterno dal fiume, li scorgevamonella parte finale, sbiaditi e silenziosi, alcuni anche misteriosi.
Uscita Speleologica del Gruppo GGFAQ – Gruppo Grotte e ForreFrancesco de Marchi - CAI  L'Aquila – www.ggfaq.it

domenica 2 luglio 2017

Cercando l'Eremo di Sant'Onofrio del Fosso Venacquaro, tra Prato Selva e il Rifugio del Monte

Dell’eremo di Sant’Onofrio ormai non rimaneva più nulla, se non il nome rimasto alla località. I vecchi ruderi erano stati ricoperti dapiante e muschi, solo il sentiero rimandava alla presenza degli uomini. Pioveva nel bosco, il cielo macchinava rimbombi sommessi che prestoavrebbero preso voce nel temporale. Giunti al Rifugio del Monte, l’accoglienza di Arnaldo ci faceva sentire a casa, la pioggia divenivabattente, si sentivano i fulmini, e il senso di protezione che può dare un rifugio di montagna veniva amplificato da quella dimensione semplicee umana, di chi si riunisce sotto un riparo mentre fuori c’è brutto tempo, di chi condivide tutto senza conoscersi.
Per informazioni sul Rifugio del Monte: www.rifugiodelmonte.it

lunedì 26 giugno 2017

In moto tra l'Albania e la Grecia

Eravamo tornati da poco dalla Grecia e dall’Albania, e avevamo ancora negli occhi centinaia di immagini che ci riportavano in quei luoghi.Durazzo, Tirana, Elbasan, Pogradec e Kastoria, paesi poveri dove la gente aspettava sulla strada per vendere la sua merce. Un verderigoglioso ammantava montagne e pianure, vi erano gole e fiumi, e grandi laghi che riflettevano interi specchi di cielo. Superato il confine,centinaia di santelle contornavano le strade greche, erano piccole edicole votive che contenevano immagini di santi e icone ortodosse. LeMeteore erano la massima espressione del sacro, sospese su balconi di cielo, avevano all’interno un misto di oro e incenso, e all’esterno unpanorama sovrannaturale. Da Kalabaka a Makrinitsa, poi per le Sporadi e Skopelos. Di ritorno sulla terra ferma ci attendevano i sitidella Grecia Antica, la mitica Atene, la memorabile Micene, la famosa Epidauro, la rinnegata Sparta e la magnifica Olimpia, centinaia dichilometri lungo l’interno di terre desolate, dove saltuariamente incontravi qualcuno prima delle destinazioni. Tornavano alla mente laporta dei Leoni e lo Stretto di Corinto, varchi immemorabili per dimensioni straordinarie.

domenica 11 giugno 2017

L'acquedotto delle Uccole

La via delle Uccole da un lato contava gli sfiatatoi dell’antico acquedotto romano e dall’altro ammirava il vuoto strapiombante delleGole di San Venanzio. Faceva molto caldo, e ne approfittavano i serpenti alla ricerca del sole, disturbati purtroppo dal nostro passaggioobbligato. Un varco aperto da un crollo accedeva comodamente all’interno del condotto, che così fresco e asciutto segnava nettamenteun’altra dimensione. Le pareti segnavano ancora gli antichi livelli di tracimazione, a tratti si impreziosivano di speleotemi, mostrandopersino decorazioni arabesche di radici concrezionate. Percorrevamo tutto il percorribile, diversi crolli avevano ostruito i passaggi deglisfiatatoi mostrando luoghi ancora più integri, dove la terra a poco a poco si rimpossessava di ciò che le era stato tolto. Nei pressi delleuccole la luce del giorno filtrava debolmente dando vita a piantine e muschi, i ragni proteggevano i loro bozzoli sul ciglio delle ragnatele,osservando noi e le altre forme di vita che vivevano di quella penombra.

giovedì 8 giugno 2017

Il limite

E poi ci sono quelle volte che non te la senti e rinunci. Rinunci di andare, anche se di poco, oltre il limite che hai. Ma mi hanno insegnato che il limite non è qualcosa di negativo, semmai di positivo perché è una soglia verso nuovi orizzonti. E allora il mio limite segna lo spazio in cui sono padrona di muovermi, entro cui sono a mio agio e non contemplo le paure. Affianco alla cascata avevo semplicemente paura di quella verticale così assordante, di quel rumore così forte che mi ricordava ad ogni metro cubo di acqua precipitato di quanto io fossi mortale, di quanto io fossi niente al pari di un granello di sabbia. Sulla testa della cascata osservavo l’acqua, la sala e me stessa, tornavo indietro nonostante mancasse soltanto un facile frazionamento, tornavo da me. Adesso, però, ho solo desiderio di tornare lì.

domenica 21 maggio 2017

Le Pagliare di Tione dai Prati del Sirente

Dai Prati del Sirente seguivamo un sentiero a malapena accennato nel bosco, che mano a mano che si alzava lasciava scorgere in lontananzala concavità del famoso meteorite. Da poco aveva smesso di piovere, e si esaltavano gli odori, i muschi erano intrisi di acqua e le giovani foglie,così morbide al tatto, coloravano ovunque di verde intenso. Giungevamoalle Pagliare di Tione, raccolte nel rigore di forme semplici, la pietra era grigia così come lo era adesso il cielo. Qualcuno suonava la campanadel paese, che riecheggiava senza risposte, mentre la magnifica cisterna medievale accoglieva il nuoto indisturbato di rospi ed altri anfibi. 

domenica 14 maggio 2017

Vallepezzata il paese abbandonato

Vallepezzata era un paese abbandonato nei Monti della Laga, così isolato da essere raggiungibile soltanto a piedi. Ci accoglieva al suoingresso con i ruderi della piccola chiesa di San Nicola, con le teste di gufo scolpite sotto gli architravi e lo stemma bernardiniano dalle dodicilingue di fuoco. La pietra arenaria trovava risalto nel contrasto del verde inteso della vegetazione che da lì a poco avrebbe chiuso ogni passaggio.Tra ranuncoli e ortiche, le felci iniziavano a srotolare le proprie foglie, e dinanzi a noi si tenevano dritte come le uniche presenze del paesesilenzioso. Nel piccolo cimitero solo due tombe, tra i rovi, fermavano il tempo al 1960. Si narrava che lì, in passato, gli inverni fossero cosìrigidi e la terra così indurita dal gelo da non permettere neppure le sepolture, tanto che col freddo i morti si stipavano sui tetti almeno finoall’arrivo della primavera. Una fontana del 1901 lasciava ancora scorrere l'acqua. Gli ultimi terremoti avevano reso inagibile ogniambiente, una casa con l’unico comignolo rimasto in piedi manteneva ancora il tepore delle ultime presenze, con il letto alto e corto, lacassapanca di legno e la cucina annessa al camino. Ormai gli interni e gli esterni non si distinguevano più, e i ragni preferivano tenere dimoranei boschi.