martedì 30 luglio 2019

L'antica cattedrale di San Massimo di Forcona a Civita di Bagno

L’antica cattedrale di San Massimo di Forcona giaceva immersa nel silenzio, così accessibile eppure nascosta, si lasciava scoprire come unmeraviglioso tesoro di grandissima bellezza da ammirare in ogni dettaglio. I rovi tessevano ricami di spine, come una protezione diquegli spazi sacri, per secoli era stato un luogo influente, mentre ora esponeva soltanto il silenzio della sua pietra nuda, rosea nell’ora deltramonto, anticamera delle penombre della sera che accrescevano magnetismi e suggestioni. Le murature lasciavano scoprire il dettagliodi pregevoli reperti scultorei di epoca romana tardo imperiale e alto-medievale, in particolare mi colpiva la bellezza di quattro uccellistilizzati, risalenti al IX secolo, del periodo longobardo-franco. Eravamo al cospetto di antiche materie, epoche e memorie si narravanovelate soltanto dal Tempo.

giovedì 25 luglio 2019

Il Ramo del Morto di Grotta a Male

Una notte stellata ci introduceva nel buio di Grotta a Male, dove la curiosità ci muoveva a percorrere il Ramo del Morto, cunicolo pocofrequentato che dalla base della “Chiocciola” conduceva all’androne d’ingresso. Tra salette e strettoie i passaggi seguivano le indicazioni diun vecchio filo di Arianna che nonostante gli anni era ancora in grado di guidarci verso l’uscita. Il Ramo del Morto prendeva il nome dalritrovamento di uno scheletro nei suoi meandri, prelevato e studiato dagli archeologi negli anni Novanta, e di cui ormai, in quella penombra,lasciava riecheggiare soltanto il suo nome.

domenica 21 luglio 2019

Anello di Campolungo da Pereto nel cuore dei Monti Carseolani

Nel cuore dei Monti Carseolani si aprivano molte valli, costituite soprattutto da piani carsici, ne raggiungevamo alcune partendo dalCastello di Pereto, magnifico fortilizio alle pendici del Monte Fontecellese, seguendo un percorso ad anello che si addentrava nellasuggestione di tempi remoti, nella quiete dei pascoli e nella semplice assoluta bellezza della Natura. Le strade bianche seguivano la lineasinuosa dei terreni, in cui la presenza umana si relegava soltanto all’edificazione di qualche rifugio pastorale ed alcuni fontanili.Moltissimi pascoli vivevano la libertà di quelle montagne, che si aprivano al cuore come una parentesi remota di anni passati.Compivamo una deviazione sotto la Cima di Vallevona, alla ricerca insoluta della Grotta Picinara, la cui localizzazione si gettava astrapiombo sul Fosso Fioio, lasciandomi anche stavolta l’incognita ed un futuro appuntamento. Sulla via del ritorno riconoscevo la bellissimaValle della Dogana, che si lasciava accarezzare dal nostro sguardo con le sue distese erbose puntinate d’armenti, tra doline e campi di anime,dove la presenza importante di rocce affioranti innescava la suggestione del pensiero.

domenica 14 luglio 2019

Cronache di una notte noir

Entravamo sulla soglia dell’imbrunire, a esorcizzare i misteri del Tempo, guidati con estrema dolcezza al cospetto di paure universali, presi per mano di fronte all’ignoto lungo semplici percorsi essenziali, dove tutto ciò che veniva demonizzato per consuetudine era semplicemente tenuto fuori. Ed era così che la notte si apriva alladolcezza della luna, che tra lumi e lucciole sussurrava il Sublime. L’altrove era lì e potevamo vederlo col rispetto e la coscienza dell’ordine naturale delle cose. C’erano tante storie da raccontare, tante memorie di vite, cercate, nascoste o dimenticate, sostate eternamente nell’Oblio dove tutto inevitabilmente giace.

Grazie Andrea De Petris, sei riuscito a scardinare con estrema purezza e semplicità uno dei tabù universali più ricorrenti e demonizzati.



Punta dell'Uccettù da Prato Capito

La strada principale che percorreva il Bosco di Cerasolo si modulava in lievi saliscendi. Una deviazione per la Valle Quartarone raggiungeva susentiero il Rifugio dei Campitelli, piccolo ed essenziale ma in grado di fornire sempre un incantevole riparo, con l’ammirazione rivoltaall’omonima valle e ai suggestivi balzi rocciosi del versante Nord della Punta dell’Uccettù. Compivamo un anello per salire quella montagnadal nome così particolare, la cui parte sommitale regalava l’alternanza di contrapposizioni visive, da un lato vi erano fittissimi boschiimpenetrabili anche allo sguardo, dall’altro gli spogli declivi delle vallate della Duchessa.  Gruppi di armenti sostavano nella quiete dipendii nudi che scivolavano fino a cingere le regali sponde. Quanta bellezza sul massiccio del Velino, coronato di nubi, e nell’aria mossa dalvolo dei rondoni. Sul filo di cresta di antichi circhi glaciali, tornava la voce del vento che tutto lambiva e ne portava memoria.