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venerdì 26 agosto 2011

Da Dobbiaco a Cortina d'Ampezzo in mountain bike per il lago di Landro e il Passo di Cimabanche (e il paese di San Candido)

Una vecchia ferrovia abbandonata segnava un percorso ciclabile a leggera pendenza che collegava Dobbiaco con Cortina d’Ampezzo.La bellezza di quei luoghi si approfondiva in un susseguirsi di scenari incantati che attraverso un lungo fiume meraviglioso siamplificava tra i laghi di Landro e di Dobbiaco, così carichi di quiete e di scorci romantici. Il fiume pareva mormorare qualcosadi incerto, animandosi nei riflessi di luce che si insinuavano con i suoi raggi discreti. Un vecchio cimitero di guerra rammentava ilvalore alla memoria, definendo un perimetro sacro in cui a malapena si poteva sussurrare: erano le vittime della PrimaGuerra Mondiale che avevano perso la vita tra le asperità di quelle montagne. Gli uccelli cantavano tra gli alberi, mentre gli scorci siaprivano sulla Croda Rossa e le famose Tre Cime. Quella vecchia ferrovia era in uso dal 1921 al 1964, ora ne rimaneva solo ilricordo, trattenuto nei tunnel delle gallerie e in antiche stazioni ormai abbandonate da molto tempo.

mercoledì 25 maggio 2011

Anello di Monte Bolza

Ci sono delle volte in cui ci sentiamo attratti da dei luoghi, come se in qualche modo ne venissimo richiamati, ed io sentivo la voce di Campo Imperatore. Ancora non riuscivo a staccarmi dalleultime visioni del Gran Sasso, dai suoi avvallamenti così solitari e unici, così lunari, percorsi solo da strade silenziosissime: sentivo che dovevo esaurirli ancora un po’ prima di cambiare direzione.Tenevo a mente Monte Bolza e il Canyon della Valianara, volevo percorrere tutto nella pacata solitudine di un pomeriggio di primavera. Come era importante per me perseguirequell’intenzione, perché diveniva guida e sostegno dei miei desideri. Campo Imperatore mi attendeva come un premio alla fine della salita al Valico di San Cristoforo: si apriva davanti aimiei occhi nella sua distesa immensa smorzata solo da nuvole basse. La solitudine mi agitava mano mano che le nubi si componevano nervosamente, ma cosa poteva mai succedermi?Ero consapevole che quella era la paura dei principianti, e paradossalmente la cosa mi calmava perché in qualche modo faceva tornare tutto normale. La pioggia veniva giù, rendendopesante l’erba e la terra, peggio ancora la rena dove le gomme sprofondavano. Correvo lungo il Canyon come se qualcosa mi tenesse in agitazione e mi spingesse a pedalare, ma di cosa avevocosì paura? Forse perché ero sola? Di certo credo di essermi persa qualche emozione. La vista della strada asfaltata finalmente mi calmava, le sue forme certe e regolari ormai mi facevano daguida. Tutto si distendeva, ero fuori e dentro ai miei percorsi nel giusto modo che più desideravo.

mercoledì 18 maggio 2011

I Narcisi dell'Altopiano delle Rocche: tra Terranera, Rocca di Cambio e Rocca di Mezzo

Il profumo dei narcisi riecheggiava come un canto, così esaltato dal sole che ne diffondeva il profumo. Le calde giornate di primavera si disponevano silenziose per l’estate: ora veniva iltempo del caldo, della quiete, con la terra riarsa al sole e il sollievo delle ombre. Tra la stagione degli amori e la stagione dei frutti, la Natura frapponeva una stasi rovente, fatta dell’oro deicampi di grano, dei papaveri e dei fiordalisi. La terra portava in grembo la maturazione della vita, e forse per questo doveva riposare. Lo spettacolo meraviglioso si perdeva a vista d’occhionelle sfumature di bianco viste in lontananza: bisognava immergersi dentro quel mondo, per godere di tutta la sua meraviglia. L’Eco della ninfa si perdeva dietro ogni fiore, chemosso dal vento liberava il suo profumo. Come sono cari i narcisi agli amanti, a tutti coloro che amano, che prima di voler bene agli altri amano se stessi.

sabato 14 maggio 2011

Il fiore dell'Adonide - parte seconda: Piano Buto, Piano Viano e Valle Pagano

Conosco un poeta che ha attraversato il deserto alla ricerca di un fiore, lottando contro la fatica e i ricordi del passato, contro la desolazione della terra del mai più. A volte i ricordi hanno il sapore pastoso dei sogni, così ovattati e sensibili, potrebbero vestirsi di qualsiasi tipo di suggestione. Alcuni scettici pensanoche siano solo il frutto dell’irreale, ma la percezione del mondo è un’attività talmente meravigliosa e fantastica che chi ne nega a priori l’altrui veridicità è solamente un miserabile. Tutto questo per dire che ho avuto a modello un valido esempio, che mi ha fatto capire che nulla è più importante del profumo di un fiore:qualsiasi fiore esso sia, qualsiasi idea possa essere. La giornata di oggi mi accoglieva con un cielo bellissimo, ero tornata per vedere l’Adonis Vernalis, per andare a Valle Pagano ad ammirarne la fioritura nella sua massima concentrazione. A volte sono necessari dei distinti stati d’animo per percepire le cose, e la miarinuncia di ieri ha predisposto la mia massima attenzione di oggi. Sotto Castelvecchio Calvisio si snoda una strada sterrata che conduce a Piano Buto, la bellissima vallata percepibile dall’alto come un enorme gioco geometrico, scandito dai diversi colori delle coltivazioni, segni di un’antica centuriazione agricolaavvenuta molti secoli fa. Era bellissimo così composto ed ordinato, attraversato da quella strada che si immergeva nella sua grandezza. Oltre c’era Piano Viano, altrettanto degno di bellezza; ma i prati dell’Adonide si trovavano più in alto, così, grazie ad alcune indicazioni, ho ripreso con la bici la via principale che conduceva a quei fiori. L’aria eracalda, e il vento con i suoi spostamenti pettinava l’erba come in una danza. I fiori dell’Adonide erano lì davanti a me, con il loro colore giallo oro brillante riflesso dal sole. A guardarli mossi dal vento si rimaneva incantati, consapevoli della straordinaria tenacia di un fiore che a dispetto di tutto manteneva la vita. L’indomani (domenica 15 maggio) neipressi di Valle Pagano si sarebbe tenuta la festa per la fioritura dell’Adonis Vernalis, organizzata dal Centro Sociale “Armonia Onlus” di Castelvecchio Calvisio, un appuntamento importante che da anni accoglie botanici e appassionati di tutta Italia, che giungono qui anche da molto lontano, pronti ad ammirare la straordinaria unicità di questo fiore.

venerdì 13 maggio 2011

Il fiore dell'Adonide - parte prima: dalla Cima della Selva verso Monte Camarda

C’è un fiore che tutti credevano estinto, l’Adonis Vernalis, un relitto glaciale originario delle lontane steppe asiatiche e giunto fino a noi grazie alle glaciazioni. Il viaggio di questo fiore è durato 18.000 anni, un’impresa straordinaria che lo portava ad attraversare mari e monti per raggiungere l’Appennino,superando barriere insormontabili di sublimi baluardi. Spesso diamo per scontato che le cose delicate siano altrettanto fragili, ma l’essenza della forza giace su altre convinzioni. Il suo ultimo avvistamento lo relegava al Friuli Venezia Giulia, e una volta scomparso anche da lì tutti lo credevano perduto. Da qualcheanno era rinvenuto nei pressi di Castelvecchio Calvisio, con grande sorpresa di tutti i botanici, incontrando fortunatamente la cura e la salvaguardia degli abitanti del piccolo paese. L’Adonis Vernalis non era affatto estinto, ma trovava dimora solo ed esclusivamente qui, a Valle Pagano. Gli abitanti di CastelvecchioCalvisio hanno riconosciuto fin da subito l’importanza di questo fiore, rendendogli omaggio ogni anno con una festa in occasione della sua fioritura, solitamente a metà maggio. Adesso era il momento di andare a vedere quel fiore a Valle Pagano, non potevo assolutamente perderlo, così la decisione di raggiungerloin mountain bike dal lato di Barisciano, passando per la Cima della Selva, verso Monte Camarda: il mio primo giro in bicicletta. La traccia di sentiero si perdeva subito, lasciandomi in balia di continui saliscendi, tra sassi, rocce, sterpi e percorsi da ricercare e interpretare. Non immaginavo che la bicicletta potesse esserecosì impegnativa, i percorsi più ripidi li facevo a piedi, ma nonostante questo comprendevo bene che il suolo di montagna percorso così necessitava di molto allenamento. Gli odori del timo e dell’origano si spargevano nell’aria al mio passaggio, arricchendo la bellezza di quel luogo così isolato e magico. Lafatica era compensata da tutta quella meraviglia. Alla mia sinistra vedevo Santo Stefano di Sessanio e Rocca Calascio, con la sua bellissima torre a me tanto cara. La cima di Monte Camarda, alla mia destra, non era lontana, ma io ero lì per l’Adonide. Come dei piccoli punti di luce quei fiori erano vicini a me e lontani da VallePagano: il vento evidentemente ne aveva trasportato i semi anche su altri avvallamenti. Ora ero felice perché li avevo visti, così preziosi ed unici, erano delle bolle d’oro in grado di contenere il tempo. Alcune gocce di pioggia mi davano il pretesto per tornare indietro, a Valle Pagano andrò domani, magari per un percorso più facile.