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domenica 19 novembre 2023

Lago della Duchessa, Valle di Fua, Valle della Cesa

Risalivamo la Valle di Fua seguendo il percorso per il Lago della Duchessa indagando le sue ripide pareti verticali, poco visibili a causadella vegetazione. Diverse testimonianze davano nota della presenza di un antico cenobio posto a strapiombo, difficilmente raggiungibilea causa dei sentieri perduti. Ma la bellezza rimaneva lì, in occasione di un altro appuntamento. Il bosco ammantato dei colori d’autunnoesibiva la sua bellezza accompagnata dalla pace e il silenzio di un ambiente integro e protetto. La parte sommitale prendeva nome di Valle del Cieco, dove poco distante, alle Caparnie, un nucleo sporadico di cinque rifugi in muratura fungeva ancora da riparo stagionaleper i pastori di Santa Anatolia. Entravamo nel primo, quello dedicato a Gigi Panei, dove il camino ancora acceso riferiva la recente presenzadi qualcuno che vi aveva trascorso la notte. Oltre il pianoro e gli stazzi un comodo sentiero si snodava tra vallette e poggi erbosi finoa scoprirsi sul Lago della Duchessa. In ogni stagione ne avevo contemplato la bellezza, ora era uno specchio di cielo limpidoche rifletteva i profili delle altre montagne, la quiete degli armenti, le presenze di altre persone silenziose. Sulla riva, i primi ghiaccirammentavano la stagione e l’insolita finestra di bel tempo. Riprendevamo la via del ritorno passando per Fonte Salomone,addentrandoci nei boschi di Valle della Cesa dove una ripida strada ci conduceva al nostro punto di partenza.


domenica 14 luglio 2019

Punta dell'Uccettù da Prato Capito

La strada principale che percorreva il Bosco di Cerasolo si modulava in lievi saliscendi. Una deviazione per la Valle Quartarone raggiungeva susentiero il Rifugio dei Campitelli, piccolo ed essenziale ma in grado di fornire sempre un incantevole riparo, con l’ammirazione rivoltaall’omonima valle e ai suggestivi balzi rocciosi del versante Nord della Punta dell’Uccettù. Compivamo un anello per salire quella montagnadal nome così particolare, la cui parte sommitale regalava l’alternanza di contrapposizioni visive, da un lato vi erano fittissimi boschiimpenetrabili anche allo sguardo, dall’altro gli spogli declivi delle vallate della Duchessa.  Gruppi di armenti sostavano nella quiete dipendii nudi che scivolavano fino a cingere le regali sponde. Quanta bellezza sul massiccio del Velino, coronato di nubi, e nell’aria mossa dalvolo dei rondoni. Sul filo di cresta di antichi circhi glaciali, tornava la voce del vento che tutto lambiva e ne portava memoria.

domenica 28 agosto 2016

Anello del Murolungo e della Grotta dell'Oro, per la Valle di Fua e il Lago della Duchessa

La Valle di Fua era la parte iniziale di uno dei valloni glaciali delle Montagne della Duchessa, attraversava un paesaggio inforrato eselvaggio dove massi erratici e faggi avevano trovato insieme il loro equilibrio. Un pastore delle Caparnie ci suggeriva di raggiungere daOvest la cresta del Murolungo, ci faceva dono della sua esperienza indicandoci un sentiero non segnato in grado di ammirare al meglioquel territorio lunare, disegnato nella magnifica opera di antichi circhi glaciali. Quel filo di cresta precipitava verticalmente a Nord conuna parete rocciosa, alla cui base si nascondeva la Grotta dell’Oro, leggendario nascondiglio di briganti a seguito dell’Unità d’Italia. Lacavità si apriva come una spaccatura della montagna, che mano a mano diveniva cunicolo e poi strettoia, rivestito da morbideconcrezioni di latte di monte. Alcune farfalle trovavano riparo all’ingresso di quel luogo umido, dove l’acqua percolata trovava sfogoin una sorgente sottostante. Il Lago della Duchessa colmava il fondo di quei pendii dorati bruciati dal sole, accoglieva sulle sue rive ilristoro dei pascoli, che ci rammentavano quale fosse il vero tesoro.

domenica 22 giugno 2014

Anello della Duchessa, per la Valle di Fua, il Male Passo e il Vallone di Teve

Salivamo il ripido Vallone di Fua, immergendoci in una piacevole dimensione d’ombra. Quella forra selvaggia veniva attraversatada un sentiero che accedeva ai prati superiori, dove alcuni rifugi in pietra, nella località delle Caparnie, venivano affidatistagionalmente ai pastori di Santa Anatolia. Era da poco iniziata l’estate, e i prati superiori esponevano al meglio le ultime fioriturerimaste. Il Lago della Duchessa si arricchiva della bellezza degli armenti: mucche e cavalli vi trovavano il ristoro bivaccando sullerive, lasciandosi riflettere assieme al cielo in quello specchio d’acqua. Il rumore dei loro campanacci risuonavanell'aria trovando una piacevole cassa di risonanza in quella depressione. Alcuni ranuncoli in prossimità delle rive erano statisommersi dall’abbondanza delle ultime precipitazioni, la loro bellezza pareva bloccarsi nel tempo, mentre poco distantiscorgevamo un gran numero di tritoni crestati, indisturbati dalla nostra presenza. Procedevamo in direzione del Male Passo, allaricerca di uno dei più bei punti di vista sul Monte Velino, e mano a mano che avanzavamo vedevamo aprirsi sotto di noi anche lamaestosa grandiosità del Vallone di Teve. Quell’enorme canale boscoso pareva sprofondare al cospetto delle montagne che netenevano il registro; sempre con tantissimo piacere distinguevo ancora al suo interno il piccolo bosco di betulle che tanto avevo cercato.

venerdì 18 novembre 2011

Il Lago della Duchessa da Prato Capito per la Valle del Morretano e lo Iaccio della Capra

Il freddo brinava la via del sottobosco, stemperandone i toni in una colorazione diafana, mentre il silenzio si diffondeva ovunque, tra gli alberi e gli avvallamenti, rivestendo pietre, rami spoglid’autunno e sconfinati punti di vista resi perfetti da un’aria nitida. L’alta pressione caricava il cielo di colorazioni bellissime, vive della sovrapposizione di toni di indaco ed evanescenze: la Majellabaciava la morbida cresta del Sirente, trovandone il contatto, mentre nelle nostre prossimità tutti gli avvallamenti sottostanti scivolavano verso il basso, trovando la calma sololungo gli altipiani. La Valle del Puzzillo era bellissima così rivestita di rocce e macchie di ginepro, i tanti avvallamenti ne movimentavano la linea, componendola di chiarori distesi erilassanti. Vena Stellante raccoglieva tutto, pareva come una grossa entità da ringraziare per il beneficio di uno spettacolo così bello. La prima neve si adagiava nei versanti a Nord, trattenendositra pietre ed erba bruciata, i pensieri scivolavano tutti su quel candore dolce, anticipatore d’inverno. Dietro il Costone ulteriori paradisi si aprivano dinanzi ai nostri occhi, uno su tutto era ilMonte Velino, completamente innevato e assoluto: la vista si apriva improvvisamente su di lui rivelandone con sorpresa la sua maestosa imponenza. Il Lago della Duchessa giaceva nel silenziodel Murolungo, raccogliendone le distensioni della sua alta parete verticale. Il lago, così bordato di sassi, appariva isolato nel suo candore, rivestito di un sottile strato di ghiaccio che lo bloccavada ogni movimento. Un errore di percorso (il mio) ci portava fuori strada verso altri sentieri mai percorsi, lungo balconate aeree ed isolate, percorse da lepri e cerbiatti, e rese inquiete dall’eco delbramito dei cervi, che da valle saliva fino sopra alla montagna. Con la decisione di continuare a seguire il sentiero, veniva la consapevolezza che saremo rientrati nella notte, ma nonpotevamo fare altrimenti che intercettare la carrareccia che partiva da Prato Capito, unica soluzione percorribile nel buio. La notte amplificava ogni cosa. La luce delle nostre tre lampadinerischiarava appena la strada, mentre i gufi e le civette si lasciavano andare nei loro canti notturni. Sopra di noi, la volta del cielo si avvaleva solo della luce delle stelle, rese protagoniste dauna debole luna. Grazie a Salvatore ed Alfonso, che ci venivano incontro con il fuoristrada facendoci risparmiare alcuni chilometri, dandoci così la tranquillità di proseguire in manierapiù distesa. Ho fatto tesoro di questa esperienza, ho capito che non bisogna mai dare nulla per scontato anche quando tutto è assolutamente tranquillo, e che bisogna tenere dei marginimaggiori di tempo (in inverno soprattutto) perché possono sempre capitare degli imprevisti, che difficilmente si risolvono nel buio. Tra i rami filtrava la scia di una stella cadente che cosìforte del suo bagliore tagliava il cielo in una sezione perfetta: in quel momento mi appariva come la cosa più bella che potessi immaginare. Tanti auguri a Marco di buon compleanno!