domenica 15 dicembre 2013

L'Eremo di San Benedetto sul Monte Velino

Una comoda carrareccia raggiungeva da Forme il suggestivo imbocco della Valle Majelama, da lì proseguivamo verso Ovest in direzione dei contrafforti superiori della valle di Lama. Le nuvolecaricavano su di loro tutte le tonalità del grigio, come a voler estendere anche al cielo la materia della roccia. Ogni cosa appariva come un dialogo di elementi, e tutto sembrava unificarsinella sintesi, visione che da sempre era cara agli eremiti. L’eremo di San Benedetto era l’unico presente sul massiccio di Monte Velino, vantava la sua altezza a 1733 metri di quota e la suaesposizione sulla valle marsicana, regalando scorci unici di grandissima bellezza. Una piccola campanella ancorata alla roccia ricordava il culto dei fedeli, lasciarla suonare dava voce allapietra che rispondeva nel suo eco la parola del santo. Una leggera nevicata sublimava maggiormente la bellezza percepita, nel silenzio tra la terra e il cielo la neve pareva fare da congiunzionesilenziosa. La grotta, larga più di venti metri e di profondità variabile, è divisa in due parti comunicanti tramite una breve galleria. Dalla zona d’ingresso, molto ampia ed alta, si passa aduna più piccola e bassa illuminata da un’ampia finestra. In quest’ultimo ambiente, pur mancando i caratteristici segni della presenza eremitica, sono però rilevabili quelli del culto da partedelle popolazioni locali. Sul lato destro della finestra, in alto, pende una campanella, e quasi di fronte ad essa, sulla parete della grotta, in una specie di abside naturale, sono incastonatepiccole immagini sacre. Nel secolo scorso era ancora viva la devozione dei locali verso il Beato Benedetto Marsicano. Secondo la tradizione, alla sua morte furono molti i miracoli chetestimoniavano la sua santità che il popolo trasportò a valle il corpo collocandolo nella chiesa di San Pietro in Albe. (Il testo riportato in corsivo è citato dal libro “Eremi d’Abruzzo – Guida ai luoghi di culto rupestri”, CARSA Edizioni, 2007).

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