sabato 19 aprile 2014

Il Tumulo di Corvaro

Il Tumulo di Corvaro si innalzava al centro dell’omonima piana, lasciando scoprire, dietro una recinzione divelta, unamonumentale tomba del VI secolo a.C. appartenente all’antico popolo degli Equi, fieri guerrieri di montagna del territorio delCicolano. La sua particolare conformazione definiva dodici costoloni disposti a raggiera, racchiusi in un’area delimitata da uncerchio composto di pietre squadrate. Le intermittenti campagne di scavo avevano portato alla luce 254 tombe, fornendoimportantissime testimonianze sui nostri antenati ed individuando, al centro del sepolcro, un nocciolo sacro ancorapiù antico: un piccolo tumulo della Prima Età del Ferro, risalente al IX-VIII secolo a.C., da cui era stato estratto un notevolecorredo funebre, probabilmente appartenente ad un personaggio molto importante di quel periodo. Informazioni.

sabato 12 aprile 2014

Alto Adige - La Punta d'Oro dell'Alpe di Siusi

L’Alpe di Siusi erano immerse nel silenzio, tutti gli impianti erano chiusi, e così anche gli alberghi e ogni struttura turistica ricettiva. Di tanto in tanto qualche sciatore appariva come una presenzaremota, ma per poi perdesi negli infiniti avvallamenti dell’altopiano, ancora abbondantemente ammantato di neve esegnato dalle tracce delle piste. I venti del Mezzogiorno avevano condotto fin qui le sabbie del deserto, tanto da contribuire ancoradi più ad invecchiare quell’ultima visione dell’inverno. La Punta d’Oro scopriva bellissimi punti di vista, che si aprivano echiudevano sotto il peso della nebbia, giocando in una scansione di frattali con le molteplici tonalità del bianco.

mercoledì 9 aprile 2014

Il Castello d'Ocre

Il Castello d’Ocre si innalzava sulla sommità di Monte Circolo, ed era in grado di ammirare tutto il versante orientale della conca aquilana. Nel Basso Medioevo ebbe un ruolo militare diimportanza fondamentale per la difesa della città dell’Aquila, ma oltre a questo valore storico, ne rivelava un altro altrettanto importante dal punto di vista religioso: la tradizione narrava chenel 210 d.C. dalla cresta dove ora sorgeva veniva scaraventato San Massimo, che a seguito di questo martirio divenne uno dei futuri patroni della città dell’Aquila. La documentazione storicasulla presenza del castello annotava come prima data il 1178: Papa Alessandro III lo citava in una bolla papale come nota di possedimento del vescovo di Forcona. Successivamente vennecitato nel 1254 con il nome di Cassari Castro, in quanto fu preservato dalla distruzione stabilita per tutti i castelli che avevano fondato L’Aquila. Con la venuta di Carlo I d’Angiò passònel 1266 alla corte di Napoli, e nello stesso anno visse il saccheggiamento per mano degli Aquilani, che lo assediarono furibondi per la distruzione della loro città, voluta per mano deibaroni del circondario alleatisi con Manfredi. Tuttavia non venne completamente distrutto, la sua capitolazione avvenne nel 1423 per mano di Braccio da Montone, e fu uno degli assedi piùsanguinosi della storia d’Abruzzo. Nel corso del Cinquecento il ruolo militare del castello d’Ocre si perse completamente fino a diventare un semplice abitato, ma, con il passare del tempo,anche la sempre più esigua popolazione finì per abbandonare completamente il borgo fortificato. Molti testi lo indicavano come castello-recinto, grazie alle sue possenti mura che ne seguivanotutto il perimetro esterno, ma in realtà quello di Ocre era un perfetto esempio di borgo murato: al suo interno vi era addirittura la presenza di una chiesa, San Salvatore intercastrum Ocre, da cui era stato “strappato” un bellissimo affresco raffigurante una Madonna con Bambino, posta tra San Nicola e Santa Caterina d’Alessandria, oggi custodito al MuseoNazionale d’Abruzzo a L'Aquila, databile alla metà del XII secolo. L’ultimo terremoto aveva devastato ulteriormente le mura del castello d’Ocre, già a suo tempo inagibili, aprendo varchi efacendo crollare le poche volte rimaste, tra cui anche la porta ogivale duecentesca che fungeva da ingresso. I quattro assi viari si vestivano della desolazione di un inesorabile declino, mentreornielli, roverelle ed altri arbusti si apprestavano ad essere le uniche presenze in vita tra quei miserabili sassi.

L'Eremo del Beato Placido su Monte Circolo

Monte Circolo si coronava del Castello d’Ocre, conferendogli il privilegio di un maestoso punto di vista. Da lì ammiravamo la parte meridionale del suo anfiteatro roccioso, che tra i saltiscoscesi delle ripide pareti accoglieva l’eremo del Beato Placido. Le piccole cenge si vestivano di muschi e di fiori di geranio selvatico, fornendo l’appiglio solo al limite per pochi mandorli.Mano a mano che scendevamo, assicurati da una corda, ammiravamo Fossa e l’intera vallata animata dall’ombra delle nubi smosse dal Maestrale. Dall’ultima sosta, un ripido canalinorisaliva in direzione della grotta, svelando un’area sacra nel ventre della montagna: l’eremo del Beato Placido giaceva immerso nel silenzio, nonostante la sua collocazione in quellaenorme cassa di risonanza. La parte alta della grotta era crollata, riempiendo il fondo di detriti, lasciando leggere giusto in profondità le pareti scalpellate ed una canaletta per la raccoltadell’acqua, culminante all’esterno in una piccola vasca ricavata nella roccia. Le pareti si animavano della presenza di minuscole felci, che traevano nutrimento da possibili vene d’acqua, mentreuna croce di legno dava mostra dei suoi anni, con un lato deteriorato dall’esposizione alle intemperie. Il Beato Placido nacque a Roio nella seconda metà del XII secolo, e si ritirò a vitaeremitica a seguito di una lunga malattia che lo rese immobile per circa cinque anni. Quando guarì riprese un pellegrinaggio iniziato anni prima alla ricerca di eremi e monasteri, ma scegliendo comeromitorio finale l’impervia grotta di Monte Circolo. Qui vi dimorò per il lungo periodo di dodici anni, durante i quali accrebbe sempre di più la sua fama tra i fedeli. Molti seguaci gli rendevanoomaggio andandolo a trovare, risalendo l’impervio sentiero che da Fossa lo raggiungeva, e la tradizione narra che durante uno di questi tragitti trovò la morte un sacerdote, precipitando neldirupo sottostante. Questo episodio segnò molto la vita del Beato Placido, e lo motivò a cercare una dimora più accessibile. Il Conte Berardo di Ocre gli donò un terreno ed i mezzi per costruire unachiesa ed un convento, e fu così che nel 1222 sorse il Monastero di Santo Spirito. Il percorso originario che da Fossa raggiungeva l’eremo era scomparso già da molti anni, sotto l’azionedeteriorante delle frane, proteggendo l’eremo da possibili contaminazioni. Coloro che aspiravano al Sacro si isolavano sempre dove la paura umana animava i propri limiti, fino aduscire dalla quotidianità, scandita prima dai giorni e poi dagli anni. Una condizione mentale che evidentemente raccoglieva tutto, portando la vita stessa come pegno per l’Illuminazione.Il sentiero alpinistico che dalla sommità di Monte Circolo conduce all’Eremo del Beato Placido è stato aperto ed attrezzato da Paolo Boccabella il 5 aprile 2014, con la collaborazione di Amedeo Ciuffetelli.
 
Ringrazio infinitamente Paolo per avermi accompagnato all’eremo tenendomi sempre in sicurezza e dedicandomi il suo tempo.
Via alpinistica. (Descrizione provvisoria scritta da Paolo Boccabella antecedente al futuro cartello da porre all’inizio del percorso).

Una volta raggiunta la vetta di Monte Circolo 933slm, percorrendo il filo di cresta, si arriva in prossimità di un ometto di pietra dal quale si comincia a scendere fino a raggiungere un mandorlo; prima sosta da attrezzare, facoltativa in quanto i passaggi sono di II sup. Una volta arrivati al secondo mandorlo è visibile una fettuccia arancione dove poter fissare la corda per una discesa di III fino a raggiungere un chiodo su uno speroncino roccioso. Traversare a dx per una cengia erbosa, dapprima esposta e successivamente protetta da una paretina slavata con un contrafforte. Superata la cengia sono visibili, su roccia, due chiodi con cordino per l'ultima sosta. E' il passaggio più difficile che, nella parte finale, la difficoltà arriva fino al IV. Una volta raggiunto il canale lo si risale per 30m su un terreno pietroso e friabile fino ad arrivare alla frana antistante l'Eremo.
Tempo di percorrenza '30.
Materiali consigliati: imbrago, corda da 50m e 3 moschettoni.
L'ultima foto mostra il filo di congiunzione tra il Castello d'Ocre, dove è stata scattata, l'Eremo del Beato Placido e il Monastero Fortezza di Santo Spirito.

domenica 6 aprile 2014

L'Eremo Monastero di S. Marco alla Foce - Gole di Celano

La Valle d’Arano precipitava in direzione delle Gole di Celano attraverso un ripido sentiero immerso all’ombra dei pini. Il letto del torrente La Foce si animava del flusso di poca acqua, dandocila possibilità di attraversarlo più e più volte alla ricerca di una giusta visuale per localizzare, dal basso, l’Eremo di San Marco alla Foce. Completamente nascosto dalla vegetazione e dallacurvatura della montagna, siamo riuscite a trovarlo solo grazie all’intuizione di seguire un sentiero anonimo ma marcato, che per un breve tratto correva sull’orlo del precipizio, regalandoci labellezza della scoperta. L’Eremo era collocato al di sopra di una balconata rocciosa a strapiombo sul torrente, con i resti delle mura tenute assieme dalle radici delle edere e dai grovigli diclematis vitalba. L’arcata di accesso ci accoglieva all’interno di un antico ingresso, che adesso aveva per mura soltanto il suono della cascata. Il complesso monastico è realizzato su una strettabalconata delimitata a monte da un’alta parete rocciosa e verso valle dallo strapiombo sul torrente La Foce. Tutta la lunghezza di tale terrazzo naturale è ancor oggi chiusa da un grosso muro cheaveva lo scopo preciso di bloccare completamente l’accesso al monastero. La prima parte della costruzione, considerata la notevole altezza delle mura, aveva sicuramente un secondopiano. La seconda parte, a causa della pendenza del terreno, ha delle basi in muratura che riportano in piano la superficie su cui si è costruito. L’elemento più interessante del complesso ècostituito da una piccola abside ricavata nella parete, sulla quale sono ancora visibili in più punti tracce di intonaco dipinto. Per la tradizione locale i ruderi che oggi vediamo appartengonoal convento di San Marco, e già da diversi secoli il luogo è in completo abbandono. (Testo tratto da “Eremi d’Abruzzo – Guida ai luoghi di culto rupestri”, Carsa Edizioni, 2007).